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Battiato, intervista su Gurdjieff: per il risveglio dell’uomo

Una significativa intervista a Franco Battiato, tutta incentrata su una figura che notoriamente egli ama da sempre, George Ivanovitch Gurdjieff, uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Nel corso della trasmissione, la redazione ha sapientemente miscelato i brani dell’intervista alternandoli con un racconto biografico e con un’immaginaria conversazione con lo stesso Gurdjieff. Ottimo risultato.

Siccome pensiamo che valga la pena ascoltarla, abbiamo voluto offrirvi l’audio completo, che trovate in fondo al post, più alcuni brevi cenni biografici e la trascrizione di una parte dell’intervista. L’intervista ci  è sembrata un’ottima occasione per parlare di una delle più suggestive figure dell’esoterismo.

George Ivanovitch Gurdjieff vive a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, tra l’Oriente da cui proviene, in cui ha attinto il suo sapere, e l’Occidente.

Dapprima educato da sacerdoti ortodossi, dal 1884 comincia a esplorare altre tradizioni spirituali, in particolare quella sufi. Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff.

Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886.

L’insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno. Per trascendere lo stato di sonno (o di sogno) elaborò uno specifico lavoro su sé stessi al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza.
Dopo aver attratto a sé un consistente numero di allievi e discepoli tra i quali vi erano persone di una certa rilevanza, fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo. Gurdjieff fu noto anche come insegnante di danze sacre.

Negli anni, l’insegnamento di Gurdjieff influenzò diversi personaggi noti della cultura e della letteratura: fra questi, il più grande architetto statunitense del XX Secolo, Frank Lloyd Wright e la scrittrice Pamela Lyndon Travers, nota per avere creato il personaggio di Mary Poppins e René Daumal, scrittore francese.

Fra i discepoli attuali più noti, il regista teatrale inglese Peter Brook, il cui film Incontri con uomini straordinari e la sua autobiografia “I fili del tempo” riportano ampie testimonianze della sua vicinanza all’insegnamento di Gurdjieff, e il cantante e regista Franco Battiato.


Domanda: Gurdjieff è un personaggio dai contorni romanzeschi, pieno di mistero e carico di suggestione agli occhi degli occidentali. Anche per il fatto stesso di provenire dall’Asia. In questo diventa un po’ un antesignano di personaggi alla Osho o dei movimenti di stampo new-age.
Questo esotismo gioca un ruolo fondamentale nell’ascendente di Gurdjieff e di personaggi analoghi?


Franco Battiato: Direi negativo, perché di solito quando si parla di esotismo oppure di new-age, si parla sempre di qualcosa vicino alla truffa. Gurdjieff era tutto tranne che un imbonitore. Quando si usa il termine “personaggio” si fa un danno. Bisogna leggere i suoi libri, poi si è interessati bene, altrimenti niente.
Esiste un libro fondamentale che si chiama “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, oppure altri che ho pubblicato io, per esempio “Vedute su un mondo reale”, si tratta di incontri tra Gurdjieff e i suoi allievi e quindi ci sono domande e risposte, sui quali uno si fa un’idea esatta.

D.: Senta, restiamo sul parallelo con la new-age. Una diversità fondamentale è che le posizioni di Gurdjieff non hanno nulla di rassicurante, arrivando a negare la sopravvivenza dell’anima individuale alla morte fisica, a meno che non si sia raggiunto un alto livello di consapevolezza. E’ davvero una particolarità di Gurdjieff o le interpretazioni di altri insegnamenti peccano di ottimismo?

F.B.: No, beh, guardi, basta leggere il “Libro tibetano dei morti” per essere terrorizzati… Sicuramente tutti abbiamo un’anima, solo che ognuno gioca un ruolo, come le zone attoriali. Subito dopo che si muore, se si ha un grado di coscienza elevato, te la cavi meglio di altri che non hanno approfondito e sviluppato.

D: L’atteggiamento di Gurdjieff nei confronti del denaro e dei modi di guadagnarlo è molto disinvolto, per non dire spregiudicato. Da qui l’accusa di non essere davvero una figura spirituale. Non è paradossale che l’accusa venga da un mondo come il nostro che tende a mercificare tutto fino a pretendere di brevettare il dna umano?

F.B.: E’ così. Ma di solito il nostro panorama è così incredibilmente accusatorio…è facile criticare gli altri. E questo è anche un vizio italico. Dobbiamo vederla con noi stessi. Qui non è che io stia difendendo Gurdjieff perché ognuno si fa un’idea delle cose del mondo, di quello che legge, delle cose in cui crede.
Però forse dovremmo cominciare a capire che siamo una personalità di passaggio e che dentro di noi c’è un’altra coscienza più profonda che è quella a cui dobbiamo mirare.

D.: Senta Battiato, allo stesso tempo Gurdjieff si mostra abbastanza orgoglioso della sua abilità di fare i soldi, considerandola una dimostrazione di capacità di comprendere le diverse situazioni, sia sul piano materiale che psicologico. E’ una piccola vanità o l’intento è sempre esclusivamente didattico?

F.B.: Beh, approfondendo la figura di Gurdjieff poi uno capisce che c’è dell’altro. Una persona che ho conosciuto molto bene, che è stato uno dei suoi allievi, faceva il notaio; è andato a trovare Gurdjieff a Parigi e a un certo punto Gurdjieff ha preso la pasta con le mani e gliela messa sul piatto. “Mangia, dai”. Lui è rimasto schifato. S’è alzato ed è andato a casa e ha detto: “Non voglio mai più vedere questo individuo”.
Dopo una settimana è diventato un suo allievo. Tragga lei le conclusioni.

D.: L’assunto fondamentale di Gurdjieff è che gli esseri umani vivano in uno stato di dormiveglia, completamente succubi dei loro automatismi psichici.

F.B.: Si, ma in realtà la gente è trascinata dai suoi pensieri. Camminano per strada, non si accorgono di avere un corpo, schivano le macchine perché abbiamo un centro motorio più sveglio del nostro dormire, quindi non ci fa fare incidenti. Non si ricordano quello che hanno detto qualche minuto prima. Viviamo assolutamente nel sonno. Non siamo in grado di esercitare un’attenzione verso il nostro corpo, verso quello che entra e quello che esce. Di governare i pensieri. Abbiamo tantissimi difetti. Non siamo in grado di sopportare una critica. Una fragilità che è veramente sconfortante.


D.: Gurdjieff parla esplicitamente di automatismi psichici. Ma anche il raziocinio, dal suo punto di vista non sarebbe di alcun aiuto, in quanto attività puramente celebrale. La conclusione sarebbe che l’Illuminismo non ha illuminato niente.

Beh, è abbastanza vero questo. Fino a quando una persona non ha studiato il suo essere veramente bene, credo che non possa avere idea di quello che voglia dire “chiarezza mentale”. Non lo può capire, perché nel momento in cui ti metti a fare, a tentare una meditazione, nella maniera orientale del termine, quindi a sedere per venti minuti da solo…la gente ha paura di stare con se stessi.

ASCOLTA L’AUDIO DELLA TRASMISSIONE: www.radio.rai.it/podcast/A0085380.mp3

Fonte: locandadelbosco.altervista.org

Una storiella sufi d’Amore

Ho sentito dire…

In Oriente il nome di Majnu è famosissimo. Majnu è il simbolo dell’amante.
Era un giovane povero che amava perdutamente e aveva un grande cuore.

Si innamorò della figlia dell’uomo più ricco della sua città. Il matrimonio era inconcepibile. Era addirittura impossibile pensare a un incontro con l’amata.


Solo ogni tanto, da lontano, riusciva a vedere la sua amata Leyla.
Tuttavia la voce di quell’amore cominciò a circolare per la città e il padre di Leyla temeva che potesse macchiare il nome della sua famiglia, e fosse poi difficile trovare l’uomo giusto per la figlia. Per cui decise di lasciare quella città e trasferirsi in un lontano paese, dove nessuno sapesse nulla di Majnu.


Il giorno della partenza, una lunga carovana iniziò a sfilare, carica di denari e di beni: erano stati impiegati centinaia di cammelli per quel trasporto.


Majnu si era appostato lungo il cammino, nei pressi di un albero, nascosto tra il fogliame perchè il padre era così in collera che lo avrebbe potuto uccidere, sebbene lui non avesse fatto nulla. Non aveva mai neppure parlato con Leyla. Stava lì, per vederla almeno un’ultima volta.

Gli bastava sapere che era felice e che stava bene. Aspettava, sicuro che sarebbe venuta da lui, se il suo amore fosse stato sufficientemente potente.


Si fidava assolutamente del suo amore; aveva visto la stessa fiamma d’amore che brillava nel suo cuore, brillare anche negli occhi di Leyla.

E anche Leyla guardava dal cammello che stava cavalcando, sicura che Majnu aspettava da qualche parte, lungo il cammino. E alla fine lo vide, nascosto dietro l’albero, tra il fitto fogliame. Per un istante, senza che venisse pronunciata una sola parola o che fosse fatto un segno, si unirono. Poi la carovana passò oltre…

Ma per Majnu il tempo si fermò in quell’istante. Restò immobile di fianco all’albero, in un’attesa senza tempo. E si dice che passarono anni prima che Leyla tornasse.

Ma arrivò un po’ tardi. Chiese e la gente rispose che non avevano mai più saputo nulla di Majnu dal giorno in cui era partita. In città non si era più fatto vedere.

Allora Leyla corse all’albero dove l’aveva lasciato. Era ancora là, ma era successa una cosa strana: si era unito all’albero.
Majnu si rilassò in maniera totale: non c’era nient’altro da fare che aspettare.

Si rilassò con l’albero e pian piano iniziarono a fondersi l’uno nell’altro. L’albero divenne il suo nutrimento. Non furono più separati; si fusero insieme.

Dal corpo di Majnu spuntarono dei rami, il fogliame non lo nascondeva più come un tempo, iniziò a coprire il suo corpo. Avvolto da quel manto di foglie e dalla fragranza di fiori meravigliosi, Leyla non potè riconoscerlo.

Ma l’albero mormorava un solo nome: “Leyla, Leyla…”.
La donna si sentì impazzire, chiedeva: “Dove sei nascosto?”. E l’albero disse: “Non mi nascondo affatto. Aspettando così a lungo, senza far nulla, immerso nel mio rilassamento, mi sono unito a questo albero. Sei arrivata un po’ troppo tardi. Noi avremmo dovuto fonderci l’uno nell’altra e forse il destino non lo ha voluto.

Tuttavia, io ero pronto a rilassarmi nel momento presente, senza più pensare alle conseguenze… ora sono felice che tu sia viva, sei sempre più bella, ma io ormai sono andato lontano… la mia felicità è infinita.Solo, rilassato, in assoluto abbandono”.


Tratto da: Osho-
“Il significato dell’esistenza”.

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