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Osho

Devi diventare Uno!

Il Maestro Zen Gutei era solito alzare un dito ogni volta che rispondeva alle domande dei suoi discepoli.

Prova a osservare la tua vita: se stai facendo qualcosa e tutto a un tratto smetti, chi se ne accorge?

Ti tieni occupato con cose banali dalla mattina alla sera, e come unico risultato alla sera sei stanco morto e te ne vai a dormire.

Al mattino poi sei pronto a ricominciare tutto da capo – ancora le stesse cose inutili. È un circolo vizioso: vivi una vita non-essenziale, ti incontri con altri esseri non-essenziali, ti ci attacchi…

Ma hai una tale paura a dare un’occhiata alla banalità di questa vita, che continui a volgere le spalle, è troppo deprimente rendersi conto della banalità della tua vita – «Ma che sto facendo?»

E se poi ti accorgi che tutto quello che stai facendo è assolutamente inutile, il tuo ego va a pezzi, perché l’ego si sente importante solo quando fai qualcosa che giudichi di capitale importanza.

E così ti inventi dei significati per le cose insulse che continui a fare. Devi credere che stai facendo il tuo dovere di cittadino, che stai servendo la patria, la famiglia, l’umanità – come se senza di te le cose non potessero andare avanti. In realtà niente di quello che stai facendo è importante, ma tu devi dargli un significato, come potrebbe altrimenti sopravvivere il tuo ego?

Vivi nell’ignoranza e continui a fare cose non-essenziali. E qualunque cosa tu faccia, persino le tue meditazioni, le tue preghiere, il tuo andare a messa… tutto è futile.

Anche se preghi non può essere una cosa più profonda che leggere il giornale, perché il problema non è quello che fai, il problema è come sei tu. Se tu hai profondità, allora dovunque tu vada, qualunque cosa tu faccia,  le tue azioni saranno essenziali, profonde.

Ma se tu sei superficiale, anche se vai a messa o preghi tutto il giorno, non fa nessuna differenza: entri in chiesa allo stesso modo in cui entreresti al cinema. Tu sei lo stesso, perciò che sia un cinema o una chiesa non può fare molta differenza.

Perché Gutei alzava un dito ogni volta che rispondeva alle domande dei suoi discepoli?

Tutti i tuoi problemi nascono perché non sei uno, sei frammentato, diviso, in conflitto. Tutti i tuoi problemi sorgono perché c’è il caso dentro di te, non c’è nessuna armonia.

Quando la tua mente è divisa non riesci a pregare, non sei in grado di meditare, perché c’è sempre un conflitto dentro di te.

E ricordati questo: la parte in cui ti stai impegnando di più perde energia ogni momento che passa, e la parte avversa, che è poi la parte critica, diventa sempre più forte e alla fine sarà quella che deciderà il tuo comportamento.

Pazienza significa che sei pronto ad aspettare all’infinito. E se sei veramente pronto ad attendere all’infinito, non ti sfiorerà più il pensiero che non è ancora successo niente.

Non ha più alcun senso chiedersi perché si sta sprecando tanto tempo… se sei pronto ad aspettare all’infinito non c’è più niente che vada sprecato, e se la tua attesa è eterna, infinita, l’altra parte non avrà più niente da dire, viene automaticamente resa impotente.

È necessario raggiungere l’unità, annullare la continua lotta interiore. Ecco perché Gutei era solito alzare un dito ogni volta che parlava dello Zen. Con questo gesto intendeva dire: «Sii uno! – e tutti i tuoi problemi saranno risolti».

Vi sono molte religioni, molti cammini spirituali, molti metodi, ma il punto essenziale è sempre lo stesso: devi diventare uno.

Qualunque cosa tu scelga di essere diventa uno, e se riesci ad essere infinitamente paziente, se puoi abbandonarti totalmente, diventerai uno.

Se entrerai in silenzio profondo, se non vi saranno più pensieri e sarai in stato di meditazione, raggiungerai l’unità. Se preghi Iddio e la tua preghiera diventa così intensa che tu non esisti più, ti sei completamente dissolto nella preghiera, questo basterà.

Potando il tuo giardino, se riesci a farti assorbire totalmente da quello che stai facendo, e non vi è più spazio o pensiero per nient’altro – allora sei in meditazione, allora colui che medita è diventato la meditazione – e improvvisamente tutte le onde del maya scompaiono, e tutte le illusioni cadono.

Sei pervenuto tutto a un tratto a un livello diverso, hai raggiunto un differente spazio dell’essere, sei arrivato all’Uno.

Quando tu sei uno, ecco che raggiungi l’Uno, il Supremo.

Quando sei molte persone, quando sei diviso, sei nel mondo. I mondi sono tanti e Dio è Uno.

Ma per conoscere quell’Uno devi prima diventare tu uno, prima d’allora non potrai mai conoscerlo”

(da Dieci storie zen, pp. 119-124).

Se vuoi approfondire ti segnalo un bellissimo dvd che è diventato molto più di un film d’intrattenimento, ha rivoluzionato il pensiero, ha scosso le coscienze, ha commosso, ha risvegliato il sentimento dell’Uno, lanciandone il messaggio in ogni parte del mondo.

One” è un invito a entrare nel mistero della vita, a esplorarlo in profondità.

Solleva interrogativi sull’esistenza umana che tutti condividiamo da sempre. Questo film ti permetterà di abbandonare la paura e di abbracciare la consapevolezza dell’Unità tra tutti gli esseri viventi.

Guarda il trailer

Namastè!

Sa

Osho e l’illuminazione

OSHO, QUAL È STATA LA PRIMA COSA CHE HAI FATTO DOPO ESSERTI ILLUMINATO?

Osho

OSHO:
Ho riso. Mi sono fatto una bella risata nel vedere la totale assurdità dei tentativi di illuminarsi. È davvero ridicolo, perché noi siamo nati illuminati ed è assolutamente assurdo sforzarsi tanto verso qualcosa che già siamo.

Se già hai una cosa non la puoi raggiungere; solo le cose che non si hanno, quelle che non sono parti intrinseche del nostro essere, possono essere conseguite. Ma essere illuminati è parte della nostra natura.Per vite intere ho lottato, quello è stato il mio scopo per molte, molte vite. Ho fatto tutto ciò che era umanamente possibile per realizzare l’illuminazione, ma ho sempre fallito.Era inevitabile, perché l’illuminazione non può essere una conquista. È la nostra natura, come può essere conquistata? Non può essere motivo di ambizione.La mente è ambiziosa, ambisce il denaro, il potere, il prestigio. Poi un giorno, quando si stanca di tutte queste attività estroverse, comincia ad ambire l’illuminazione, la liberazione, il nirvana e dio.

Ma si tratta della stessa ambizione che ritorna, solo l’oggetto è cambiato. Prima l’oggetto era all’esterno, ora è all’interno. Ma l’atteggiamento, l’approccio, non è cambiato: tu sei la stessa persona, sullo stesso percorso, con le stesse abitudini.

‘Il giorno in cui mi sono illuminato’ significa semplicemente il giorno in cui ho scoperto che non c’è nulla da raggiungere, non c’è nessun posto dove andare e non c’è nulla da fare. Noi siamo divini, siamo già perfetti, così come siamo.

Non è necessario alcun miglioramento, assolutamente nessuno. Dio non ha mai creato nulla di imperfetto e se anche incontrate un uomo imperfetto, vedrete che la sua imperfezione è perfetta.

Quando dico “Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione”, uso un linguaggio improprio, ma non esiste altra possibilità di espressione, perché il linguaggio è stato creato da noi. È composto da parole come ‘conseguimento’, ‘traguardo’, ‘miglioramento’, ‘progresso’ ed ‘evoluzione’.

Il nostro linguaggio non è stato creato da persone illuminate; non avrebbero potuto farlo anche se lo avessero voluto, perché l’illuminazione accade in silenzio. Come si può tradurre quel silenzio in parole? Qualunque cosa si faccia, le parole distruggono qualcosa di quel silenzio.

Lao Tzu dice: “Nel momento in cui la verità viene espressa, diventa falsa.” Non è possibile comunicare la verità. Si è costretti d usare il linguaggio, non c’è altro modo per comunicare. Quindi si userà il linguaggio, sapendo che non è adeguato all’esperienza.

Per cui dico ‘Il giorno in cui ho conseguito l’illuminazione’ ma in realtà non c’è alcun conseguimento, né c’è nulla di mio.

[A questo punto mentre Osho parla viene a mancare la corrente: tutto è buio e silenzio]

Ecco accade così! Dal nulla, all’improvviso il buio, all’improvviso la luce e non ci puoi fare nulla. Puoi solo osservare.

Quel giorno ho riso per tutti i miei sforzi stupidi e ridicoli per conseguire l’illuminazione. Ho riso di me e ho riso dell’intera umanità, perché tutti cercano di raggiungere, di arrivare, di migliorare.

A me accadde in uno stato di rilassamento totale e accade sempre in questo stato.

Avevo provato di tutto e poi, vedendo l’inutilità dei miei sforzi, ho abbandonato ogni ricerca… ho lasciato perdere il mio progetto e me ne sono dimenticato.

Tu mi chiedi, “Qual è stata la prima cosa che hai fatto dopo che ti sei illuminato?”

Ho riso e da allora ho continuato a ridere.

Non vi posso ridere in faccia, mentre vi racconto le barzellette, altrimenti le rovinerei, ma rido tramite voi.

OSHO:”Teologia Mistica

Il Segreto degli Esseri Viventi – Ama te stesso

L’amore è un nutrimento per l’anima. Quello che il cibo è per il corpo, l’amore è per l’anima. Senza cibo il corpo diventa debole, senza amore l’anima diventa debole.

Gli stati, le religioni, gli interessi costituiti, non hanno mai voluto che la gente avesse anime forti, perché una persona che ha energia spirituale, è necessariamente un ribelle.

L’amore ti rende ribelle, rivoluzionario, ti dà la capacità di vedere dentro le cose, in modo che nessuno possa ingannarti, sfruttarti e opprimerti.

Per indebolirti spiritualmente, ti hanno insegnato a non amare te stesso e un una persona che non si ama, non può neanche amare gli altri.

Dicono: Se ti ami diventerai un egoista, se ti ami diventerai narcisista. Ma non è affatto vero. Un uomo che si ama, scopre di non avere un ego. È nel tentativo di amare gli altri senza amare se stessi che l’ego nasce.

Un uomo che si ama e si rispetta, rispetterà anche gli altri.

Diventa cosciente che per quanto riguarda le cose fondamentali della vita, non siamo diversi; siamo una cosa sola.

L’uomo che ama se stesso prova una gran gioia che non fa altro che crescere e comincia a traboccare raggiungendo anche gli altri.

Deve raggiungerli! Se vivi l’amore, devi condividerlo.

Non puoi continuare ad amare te stesso per sempre, e una cosa ti sarà chiara: se amare te stesso ti riempie di gioia, quanta più sarà grande per te se la condividi con gli altri!
A poco a poco le onde si allargano. Un solo uomo, può essere colmato e colmare d’amore l’intero Universo, proprio come una piccola pietra può colmare tutto il lago di onde, una semplice pietra.

Ma tutto parte dal centro, dal centro di noi stessi poiché è li che ogni cosa ha inizio.
Una persona che ama se stessa può facilmente diventare meditativa, perché la meditazione vuol dire proprio essere con se stessi.

La meditazione non è altro che il godersi la propria splendida solitudine celebrando se stessi. È esattamente questo. basti a te stesso. Sei immerso nella tua gloria, nella tua luce.

Gioisci perché sei Vivo, perché Sei. Il miracolo più grande del mondo è che tu Sei e che io Sono. Essere è il miracolo più grande, e la meditazione apre le porte a questo grande miracolo.

L’amore inizia con te stesso e poi si diffonde e lo fa per suo conto, non hai bisogno di diffonderlo tu. Non cercare di reprimerti. Se reprimi, come potrai osservare? Se non sei l’amante di te stesso non potrai mai guardare nei tuoi occhi, nel tuo volto, nella tua realtà.

Se ti ami saprai osservare e potrai conoscerti poiché il conoscersi arriva dopo, quando l’amore ha preparato il terreno. Osserva, semplicemente osserva ogni cosa, oggi, domani e sempre.

Arriverà il momento in cui potrai osservare persino il tuo sonno poiché il corpo ha bisogno di riposo ma la tua consapevolezza è cosciente; è l’essenza stessa dell’essere vigili. Quella è la sua vera natura.
Quando ti ami e la tua capacità di osservare cresce, è come se mettessi le ali, e allora il cielo intero ti appartiene.

tratto e riveduto da un testo di Osho
voce: AquilaSenzaNido

Cercando Diamanti in Riva al Mare

“Le piccole cose rendono grande la vita”.

Ecco una frase che sentiamo spesso ripetere,
ma che secondo me non è compresa al meglio dalla maggior parte delle persone.

In genere, infatti, ci si aspetta debbano capitare cose incredibili dalla propria vita e regolarmente si rimane delusi dal fatto che non avvengano.

La realtà è che avere molte aspettative, significa anche aumentare le possibilità che queste non vengano soddisfatte.

Se si riesce a mantenere un buon livello di sorpresa evitando le aspettative, ecco che le piccole cose si possono trasformare in realtà strabilianti.

Ad esempio, cercando diamanti in riva al mare, si rimarrà probabilmente delusi dal fatto di non trovarli, se invece non si cerca nulla di particolare, ma semplicemente si raccolgono conchiglie e piccole pietre colorate, si rimarrà eccitati dal fatto di trovare cose così affascinanti e ci si sentirà subito ricchi.

Il fatto è che la mente non si accontenta perché per gioire delle conchiglie si deve essere presenti, e per farlo la mente deve scomparire.

Invece per desiderare i diamanti è necessario formulare una strategia futura per ottenerli.

E questo porterà alla frustrazione del fatto di non arrivare mai a niente.

Il trucco della mente, per rimanere viva, è di chiedere l’impossibile, rendendoci dei perenni mendicanti.

In tutto ci si aspetta sempre che qualcosa dovrà accadere,
anche nella meditazione.

Invece non deve accadere niente.

L’unica cosa da fare è rilassarsi lasciando che le cose succedano
per il gusto dei momenti che si susseguono, grandi o piccoli che siano.

Nella mia esperienza questo non è per niente facile, soprattutto per come viviamo noi occidentali.

Ma quando succede, anche per pochi attimi, provi una grande gioia, e il bello è che non hai faticato per ottenerla.

(articolo ispirato agli insegnamenti del maestro Osho)

by Wenz

La straordinarietà di essere un uomo ordinario

L’UOMO DELLO ZEN è molto ordinario, straordinariamente ordinario. È ordinario al punto che, incontrandolo, è assai probabile che tu non sia in grado di riconoscerlo. Vive esattamente come te, mangia come te, dorme come te. In ogni modo possibile, è proprio come te. Per quanto riguarda l’aspetto esteriore, non è per nulla diverso da te.

Una differenza certamente esiste, ma è una differenza interiore. Ha una visione interiore, ha chiarezza. Ci vede, mentre tu sei cieco. È sveglio, e tu dormi. Tu sei ubriaco: ubriaco di avidità, ubriaco di cupidigia, ubriaco di rabbia, ambizione, ego.
L’uomo dello Zen semplicemente non È ubriaco, è sobrio. Cammina consapevolmente, siede consapevolmente: ‘Cammina nello Zen, siede nello Zen’. Non è speciale, in alcun modo. Non assomiglia agli altri cosiddetti santi. Non si stende su un letto di spine, o un letto di chiodi, non si mette a testa in giù. Non è stupido, né esibizionista. Non va in giro nudo per la strada. Non è matto, non è nevrotico! Vive in maniera molto ordinaria, molto normale.

È per questo che riconoscere l’uomo dello Zen è la cosa più difficile. Riconoscere un santo che cammina sull’acqua è facile: palesemente, il suo essere speciale è ovvio. Ma l’uomo dello Zen non cammina sull’acqua. Non fa miracoli. Non si dedica ai vani giochi dell’ego. Non è un ego, non è neppure una persona. È solo una presenza, una non-entità. È un nulla assoluto. Solo quando è un nulla assoluto, un individuo è ricco di consapevolezza. Qualunque cosa faccia, la fa con totalità. Solo un uomo che non è ubriaco agisce con totalità. In caso contrario, si rimane parziali, solo una parte si mette all’opera e contemporaneamente altre parti possono esserle antagoniste, essere distruttive. Puoi creare qualcosa con una mano e distruggerla con l’altra. Un ubriaco non sa dove sta andando. Pensa di essere sulla via giusta, ma è soltanto un sogno.

L’uomo dello Zen è consapevole in modo assoluto – senza avidità, rabbia, gelosia, ambizione. Queste sono tutte droghe: ti mantengono in uno stato di sonno. È un miracolo che tu riesca a barcamenarti con così tanti veleni che ti scorrono nel sangue, e nel tuo stesso essere. Questa è l’unica differenza, altrimenti, da fuori, non riuscirai a capirlo. Ci sono dei cosiddetti santi che creano differenze esteriori perché interiormente non ci sono differenze. Se ne stanno in piedi nudi, torturano i loro corpi, si mettono a digiunare. Devono contorcere i loro corpi, maltrattarli. Devono fare qualcosa che li rende speciali rispetto a te, “più santi di te”
Un uomo dello Zen non è “più santo di te”. Non pensa assolutamente di essere più evoluto di te. Vive la sua natura, in semplicità.
Yoka dice: “L’uomo dello Zen procede in solitudine.”

Questa è la sua prima caratteristica. Non appartiene a una psicologia di massa. Non è indù, non è musulmano, non è cristiano, non è ebreo. Non è indiano, non è giapponese, non è cinese – non può esserlo. Non appartiene ad alcun gruppo. è solo. è un ribelle. Vive seguendo la propria luce. Non segue né imita qualcuno. Ha raggiunto la sua meta. Qual è la meta? La meta non è da qualche parte fuori di te. Non è laggiù, remota come una stella: è dentro di te, è la tua interiorità. Egli è entrato nella sua interiorità. E l’uomo che ha raggiunto la sua meta….. può giocare lungo la via che conduce al Nirvana.

È giocoso, non è serio. Non può essere serio, la vita nel suo complesso è un gioco divino, (lila) , ed egli ne è una parte. Sta semplicemente recitando il suo ruolo. Recita il suo ruolo nel migliore dei modi, nella maniera più perfetta possibile, ma sa che il mondo è un grande palcoscenico, una grandiosa rappresentazione teatrale – ma nulla più. Quindi non lo prende sul serio. L’uomo dello Zen è gentile per natura e armonioso.

Non finge di essere speciale, è gentile per natura. È molto umano, completamente umano. La sua umanità è magnifica, intensa, assoluta. Non avanza pretese di sacralità – e poiché non ha pretese, è sacro. È armonioso. Non è diviso interiormente, non è costantemente impegnato in una guerra civile. È una melodia, una musica. Se siedi al suo fianco sarai in grado di sentire quella musica.
Proprio l’altro giorno mi è stato chiesto: “Osho, ogni volta che mi avvicino a te sento un profumo particolare. Che profumo è?”. Io non uso profumi – non posso. Chi l’ha chiesto è un medico, lo sa che sono allergico… la domanda per lui ha dunque maggiore pertinenza. E dice di sentire sempre lo stesso profumo quando si trova vicino a me. Quella fragranza non ha nulla a che vedere con un profumo. È la fragranza dell’armonia, è la musica. Si esprime in molti modi. A volte la puoi udire come un suono silenzioso, un mormorio, il vento che soffia tra i pini, o il suono dell’acqua che scorre. La sentirai anche come una musica, e qualche altra volta ti arriverà come un odore, una fragranza profumata. Oppure la vedrai nella forma di aura, una luce, molto misteriosa.

Ma l’uomo dello Zen vive semplicemente in armonia, ed è dall’armonia che prendono forma tutte queste cose. Il suo spirito è semplice, pulito, puro e sincero.
Il suo Zen, che nessuno vede, è un tesoro di incommensurabile valore.
Puoi vedere il suo corpo, non puoi vedere il suo Zen. Non puoi vedere la qualità meditativa del suo essere, non puoi vedere la sua consapevolezza, a meno che anche tu non diventi consapevole. Puoi conoscere solo quello di cui hai avuto esperienza.
È una benedizione per te l’essere in grado di sentire un certo profumo. Significa che hai raggiunto una certa profondità, una certa elevatezza nel tuo essere.
Il suo Zen, che nessuno vede, è un tesoro dal valore incommensurabile. Il suo gioiello, unico e di incalcolabile valore, non cambia mai, in qualunque modo lo si usi. E gli altri ne possono godere i benefici liberamente, in tutte le occasioni.

L’uomo dello Zen trabocca sempre di gioia. Tu ne puoi favorire. È uno che dà: dona letizia, dona gioia, dona bellezza, dona verità. Irradia verità, irradia il divino, ma in profondo silenzio… senza alcuna dichiarazione. Riversa incessantemente le sue benedizioni nell’esistenza. È una benedizione per il mondo.

Tratto da:
Osho, Walking in Zen, Sitting in Zen #4

Amore di mamma o di madre?

Una mamma è colei che crede di essere una madre, ma non lo è; pensa di esserlo, ma non lo è perché essere una madre è molto, molto difficile, mentre essere una mamma è molto facile.

Il solo procreare è sufficiente per essere una mamma: non è necessaria alcuna comprensione. Il mondo intero è pieno di mamme, ma trovare una madre è molto difficile.

Una madre è colei che ti aiuta ad essere te stesso.

La mamma è colei che pensa, che crede di amarti, ma in realtà ama se stessa e desidera solo che tu diventi una proiezione delle sue ambizioni. E questo vale anche per i papà. Potrai trovare delle mamme e dei papà ovunque: hanno corrotto il mondo intero.

Freud dice che, se esaminiamo le nevrosi in profondità, si troverà sempre una mamma alla base.

Tutta la psicoanalisi converge, alla fine, su problemi che la mamma ha creato.

Quindi la mamma è la simulazione di una madre, la controparte fisica della madre spirituale.

Essere una madre è molto difficile. Solo colei che è arrivata a casa può essere una madre.

Procreare è molto facile, è naturale, biologico, ma essere una madre è qualcosa di spirituale.

La mamma vorrebbe che la seguissi, vorrebbe possederti, farti diventare una parte di sé, un suo possedimento prezioso.

Ti sarà attaccata.

La madre, invece, ti aiuterà a diventare indipendente.

Ti aiuterà a diventare individuo.

Ti amerà ma non cercherà di importi nulla.

Ti darà il suo amore ma non ti passerà il suo sapere.

Ti manderà nel mondo affiché tu scopra la tua verità e trovi la tua vita.

Non ti darà né un modello né una forma.

Non ti strutturerà, si limiterà ad aiutarti qualsiasi cosa tu possa essere.

La madre è l’ideale, accade raramente!

Le mamme le trovate ovunque.

La madre è l’ideale utopistico, colei che può far nascere la tua anima.

Osho

Battiato, intervista su Gurdjieff: per il risveglio dell’uomo

Una significativa intervista a Franco Battiato, tutta incentrata su una figura che notoriamente egli ama da sempre, George Ivanovitch Gurdjieff, uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Nel corso della trasmissione, la redazione ha sapientemente miscelato i brani dell’intervista alternandoli con un racconto biografico e con un’immaginaria conversazione con lo stesso Gurdjieff. Ottimo risultato.

Siccome pensiamo che valga la pena ascoltarla, abbiamo voluto offrirvi l’audio completo, che trovate in fondo al post, più alcuni brevi cenni biografici e la trascrizione di una parte dell’intervista. L’intervista ci  è sembrata un’ottima occasione per parlare di una delle più suggestive figure dell’esoterismo.

George Ivanovitch Gurdjieff vive a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, tra l’Oriente da cui proviene, in cui ha attinto il suo sapere, e l’Occidente.

Dapprima educato da sacerdoti ortodossi, dal 1884 comincia a esplorare altre tradizioni spirituali, in particolare quella sufi. Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff.

Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886.

L’insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno. Per trascendere lo stato di sonno (o di sogno) elaborò uno specifico lavoro su sé stessi al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza.
Dopo aver attratto a sé un consistente numero di allievi e discepoli tra i quali vi erano persone di una certa rilevanza, fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo. Gurdjieff fu noto anche come insegnante di danze sacre.

Negli anni, l’insegnamento di Gurdjieff influenzò diversi personaggi noti della cultura e della letteratura: fra questi, il più grande architetto statunitense del XX Secolo, Frank Lloyd Wright e la scrittrice Pamela Lyndon Travers, nota per avere creato il personaggio di Mary Poppins e René Daumal, scrittore francese.

Fra i discepoli attuali più noti, il regista teatrale inglese Peter Brook, il cui film Incontri con uomini straordinari e la sua autobiografia “I fili del tempo” riportano ampie testimonianze della sua vicinanza all’insegnamento di Gurdjieff, e il cantante e regista Franco Battiato.


Domanda: Gurdjieff è un personaggio dai contorni romanzeschi, pieno di mistero e carico di suggestione agli occhi degli occidentali. Anche per il fatto stesso di provenire dall’Asia. In questo diventa un po’ un antesignano di personaggi alla Osho o dei movimenti di stampo new-age.
Questo esotismo gioca un ruolo fondamentale nell’ascendente di Gurdjieff e di personaggi analoghi?


Franco Battiato: Direi negativo, perché di solito quando si parla di esotismo oppure di new-age, si parla sempre di qualcosa vicino alla truffa. Gurdjieff era tutto tranne che un imbonitore. Quando si usa il termine “personaggio” si fa un danno. Bisogna leggere i suoi libri, poi si è interessati bene, altrimenti niente.
Esiste un libro fondamentale che si chiama “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, oppure altri che ho pubblicato io, per esempio “Vedute su un mondo reale”, si tratta di incontri tra Gurdjieff e i suoi allievi e quindi ci sono domande e risposte, sui quali uno si fa un’idea esatta.

D.: Senta, restiamo sul parallelo con la new-age. Una diversità fondamentale è che le posizioni di Gurdjieff non hanno nulla di rassicurante, arrivando a negare la sopravvivenza dell’anima individuale alla morte fisica, a meno che non si sia raggiunto un alto livello di consapevolezza. E’ davvero una particolarità di Gurdjieff o le interpretazioni di altri insegnamenti peccano di ottimismo?

F.B.: No, beh, guardi, basta leggere il “Libro tibetano dei morti” per essere terrorizzati… Sicuramente tutti abbiamo un’anima, solo che ognuno gioca un ruolo, come le zone attoriali. Subito dopo che si muore, se si ha un grado di coscienza elevato, te la cavi meglio di altri che non hanno approfondito e sviluppato.

D: L’atteggiamento di Gurdjieff nei confronti del denaro e dei modi di guadagnarlo è molto disinvolto, per non dire spregiudicato. Da qui l’accusa di non essere davvero una figura spirituale. Non è paradossale che l’accusa venga da un mondo come il nostro che tende a mercificare tutto fino a pretendere di brevettare il dna umano?

F.B.: E’ così. Ma di solito il nostro panorama è così incredibilmente accusatorio…è facile criticare gli altri. E questo è anche un vizio italico. Dobbiamo vederla con noi stessi. Qui non è che io stia difendendo Gurdjieff perché ognuno si fa un’idea delle cose del mondo, di quello che legge, delle cose in cui crede.
Però forse dovremmo cominciare a capire che siamo una personalità di passaggio e che dentro di noi c’è un’altra coscienza più profonda che è quella a cui dobbiamo mirare.

D.: Senta Battiato, allo stesso tempo Gurdjieff si mostra abbastanza orgoglioso della sua abilità di fare i soldi, considerandola una dimostrazione di capacità di comprendere le diverse situazioni, sia sul piano materiale che psicologico. E’ una piccola vanità o l’intento è sempre esclusivamente didattico?

F.B.: Beh, approfondendo la figura di Gurdjieff poi uno capisce che c’è dell’altro. Una persona che ho conosciuto molto bene, che è stato uno dei suoi allievi, faceva il notaio; è andato a trovare Gurdjieff a Parigi e a un certo punto Gurdjieff ha preso la pasta con le mani e gliela messa sul piatto. “Mangia, dai”. Lui è rimasto schifato. S’è alzato ed è andato a casa e ha detto: “Non voglio mai più vedere questo individuo”.
Dopo una settimana è diventato un suo allievo. Tragga lei le conclusioni.

D.: L’assunto fondamentale di Gurdjieff è che gli esseri umani vivano in uno stato di dormiveglia, completamente succubi dei loro automatismi psichici.

F.B.: Si, ma in realtà la gente è trascinata dai suoi pensieri. Camminano per strada, non si accorgono di avere un corpo, schivano le macchine perché abbiamo un centro motorio più sveglio del nostro dormire, quindi non ci fa fare incidenti. Non si ricordano quello che hanno detto qualche minuto prima. Viviamo assolutamente nel sonno. Non siamo in grado di esercitare un’attenzione verso il nostro corpo, verso quello che entra e quello che esce. Di governare i pensieri. Abbiamo tantissimi difetti. Non siamo in grado di sopportare una critica. Una fragilità che è veramente sconfortante.


D.: Gurdjieff parla esplicitamente di automatismi psichici. Ma anche il raziocinio, dal suo punto di vista non sarebbe di alcun aiuto, in quanto attività puramente celebrale. La conclusione sarebbe che l’Illuminismo non ha illuminato niente.

Beh, è abbastanza vero questo. Fino a quando una persona non ha studiato il suo essere veramente bene, credo che non possa avere idea di quello che voglia dire “chiarezza mentale”. Non lo può capire, perché nel momento in cui ti metti a fare, a tentare una meditazione, nella maniera orientale del termine, quindi a sedere per venti minuti da solo…la gente ha paura di stare con se stessi.

ASCOLTA L’AUDIO DELLA TRASMISSIONE: www.radio.rai.it/podcast/A0085380.mp3

Fonte: locandadelbosco.altervista.org

Vivo e morto allo stesso tempo

Mia nonna è il primo essere umano che ho visto morto. Era sdraiata, e appariva così bianca e cοsì in pace, così silente e felice, aperta e al tempo stesso chiusa. Ne fui geloso, e al tempo stesso ebbi paura. Pensai che doveva sentirsi sola: non la potevo più avvicinare.

Quando ti ho visto, amato Maestro, !a sera del tuo compleanno, ho avuto la stessa, identica sensazione: non ti sentivi solo nonostante i nostri canti, danze, musiche? Eri così lontano e immerso in un silenzio sacro… come non mai, per me!

Sei vivo e morto allo stesso tempo?

La morte è bellissima, così come è bella la vita, se sai comunicare con la morte. È bella perché è un rilassamento. È bella perché, chi muore, cade di nuovo nella fonte dell’esistenza, per rilassarsi, per riposarsi, per prepararsi a tornare di nuovo.

Nell’oceano si alza un’onda, poi ricade e poi si rialza ancora… avrà un altro giorno, vivrà ancora, con un’altra forma… per poi ricadere e svanire.

La morte è semplice svanire nella fonte. La morte è andare nel regno di ciò che non è manifesto: è addormentarsi in Dio.

Di nuovo tornerai a fiorire. Di nuovo rivedrai il sole e la luna, e di nuovo e ancora… fino a quando non diventi un Buddha, fino a quando non riuscirai a morire in piena coscienza; fino a quando non sarai in grado di rilassarti in Dio consciamente, con consapevolezza.

Solo allora, non esiste ritorno: quella è una morte assoluta, è la morte suprema.

La morte comune è temporanea: tornerai a vivere ancora.

Quando un Buddha muore, muore per sempre. La sua morte ha in sé la qualità dell’eterno…

Hai ragione: io sono vivo e morto, allo stesso tempo. Come persona, sono morto, come entità, sono morto. Come “nessuno”, sono vivo.

E tu, accanto a me, puoi essere geloso e al tempo stesso aver paura. Ma dovrai mettere da parte la paura; potrebbe ostacolarti; potrebbe impedirti di godere questa opportunità che ora hai a portata di mano: è molto difficile incontrare un “nessuno”.

Tu l’hai trovato. E se tu, come me, non diventi un “nessuno”, avrai mancato questa occasione, ricordalo! Muori, così come sono morto io, e allora sarai vivo, così come lο sono io.

Esiste una vita che non ha nulla a che vedere con le singole persone, chiunque esse siano. Esiste una vita che non ha nulla a che vedere con i singoli sé. Esiste una vita di vuoto, innocente e vergine: io la metto alla vostra portata… mettete da parte ogni paura, e avvicinatevi a me. Lasciate che io diventi la vostra morte e la vostra resurrezione.

Un Maestro Zen, Bunon, ha detto: “Mentre sei vivo, sii come un uomo morto; sii totalmente morto, comportati come più ti piace, e tutto andrà bene”.

Tratto da: Osho “The Diamond Sutra”

Akhari Kavita – Con te e senza di te – Osho

Una giovane donna e un uomo si innamorarono e, come accade sempre, volevano sposarsi subito.
La donna pose solo una condizione…era molto istruita, molto sofisticata, molto ricca.

E l’uomo le disse: “Accetto qualsiasi tua condizione, ma non posso vivere senza di te”.

Lei replicò: “Prima di tutto ascolta la mia condizione, poi pensaci.Non è una condizione qualsiasi…non dovremo vivere nella stessa casa. Io possiedo una grandissima proprietà e un lago bellissimo circondato da alberi, giardini e prati: ti farò costruire una casa sull’ altra sponda, proprio di fronte a quella in cui vivo io”.

L’uomo commentò: “Ma così che senso ha sposarsi?”

La donna spiegò: “Sposarsi non significa distruggersi a vicenda.Io ti dono uno spazio tuo, e conservo il mio. Una volta ogni tanto, camminando in giardino potremo incontrarci. Una volta ogni tanto mentre andiamo in barca sul lago, potremo incontrarci…per caso! Oppure ogni tanto potrò invitarti a prendere un tè da me, oppure tu potrai invitare me”.

L’uomo disse: “Questa idea è semplicemente assurda!”

Al che la donna concluse: “Allora puoi scordarti il matrimonio”.

Questa è la sola idea giusta, solo così il nostro amore potrà continuare a crescere, perchè noi resteremo sempre freschi agli occhi dell’altra; non ci daremo per scontati…io conserverò il diritto di rifiutare un tuo invito, e tu conserverai la libertà di rifiutare il mio: in nessun modo le nostre libertà verranno intaccate. E tra queste due libertà cresce lo splendido fenomeno dell’amore.

Tratto da “Con te e senza di te” di Osho che cita “Akhari Kavita” (L’ultimo poema) di R.Tagore

Con Te e Senza di Te - Edizione Economica

Buono

OSHO: Innamorarsi dell’Amore

Nell’essere egoista troverai tutto l’altruismo che hai cercato e ricercato, senza mai trovarlo; perché l’intero contesto era ribaltato: ti viene detto di amare il vicino, ma non hai mai amato te stesso! E una persona che non ha amato se stessa, come potrà amare il vicino? Da dove potrà ottenere l’amore: come prima cosa lo devi avere!

Tu ami il tuo vicino, senza saper nulla dell’amore, perché non hai mai amato te stesso. Il vicino ama te, senza aver mai amato se stesso: nel mondo sta esplodendo una follia sconvolgente. La gente si ama a vicenda, senza saper nulla dell’amore: é come se dei mendicanti chiedessero l’elemosina tra di loro, pensando che l’altro sia un imperatore. Entrambi pensano la stessa cosa: l’altro è un imperatore. Ma entrambi sono mendicanti, prima o poi la realtà si manifesterà e allora ci sarà infelicità e sofferenza. Allora penserai di essere stato ingannato: “Questo mendicante ha cercato di spacciarsi per un imperatore!”, ma questa è una vera assurdità. Eri tu che pensavi a lui come un imperatore; e la situazione è identica anche sull’altro versante: l’altro pensa che l’hai ingannato, spacciandoti per un imperatore, mentre sei solo un mendicante. Quando entrambi i mendicanti scoprono di essere solo dei mendicanti, cos’altro possono fare se non essere furiosi, esplodere di rabbia, aggredirsi a vicenda, odiarsi a morte!
E l’amore? Non c’era: non sanno cosa sia l’amore. Per conoscere qualsiasi cosa, si deve partire da se stessi.
Ti è stato insegnato a sacrificare te stesso per uno stupido ideale. Io voglio che tu sia solo e unicamente egoista. E rimarrai sorpreso: se sei egoista, scopri un’infinità di tesori dentro di te, ragion per cui molto presto inizierai a condividerli. Questo perché trovare un tesoro è una gioia minore rispetto al condividerlo. E i tesori che hai dentro di te non seguono la comune legge dell’economia: sono all’opposto, sono diametralmente opposti alla normale struttura economica.
Nella comune economia, se dai qualcosa ne avrai di meno; se continui a dare, ben presto sarai un mendicante. Nel mondo dell’economia ordinaria devi sottrarre agli altri quanto più possibile, allora avrai di più e ancora di più, e di più ancora.
I tesori di cui ti sto parlando seguono una legge diversa: se ti ci aggrappi, si esauriscono. Se ti ci aggrappi troppo, puoi addirittura farli morire. E se li vuoi distruggere, chiudi tutte le finestre e le porte, diventa un tomba; così che nulla possa sfuggirti, ma sarai un uomo morto… con tutti i tuoi tesori morti con te!
La tua verità, la tua libertà, il tuo amore, la tua gioia… tutto sarà morto insieme a te. Sicuramente morto! Una morte più che sicura!
Se invece vuoi far crescere i tuoi tesori, condividili; condividili a piene  mani. Non preoccuparti neppure se l’altro è un amico o un approfittatore: quando condividi, ciò che conta è la condivisione, non con chi lo fai! Chiunque sia l’interessato… tu limitati a dare. Non preoccuparti del destinatario, tu continua a inviare le lettere d’amore: da qualche parte qualcuno le riceverà. E più continui a condividere, più continuerà a entrare in te da sorgenti sconosciute.
Un uomo è esattamente simile a un pozzo.

Tratto da: From Darkness to light, Capitolo # 22

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