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Riflessioni

Il Giuramento del Mago Errante

Mi impegno a investigare il vero potere, invisibile e silenzioso. Questo potere non è mio e non è legato alla mia personalità. Mi impegno a ricordarmelo sempre. Questo potere non è qualcosa di cui si possa parlare. Quando avrò bisogno di parlarne sarà la mia personalità a volerlo fare, perciò ricorderò sempre che il vero potere cresce solo nel silenzio. Questo potere non è qualcosa che si possa trasmettere o insegnare. E’ qualcosa che c’è e alla quale tutti possono accedere, dunque, mi impegno a insegnare soltanto, e per lo stretto tempo necessario, i modi per restare in contatto con questo potere.

Mi impegno a eliminare dalla mia personalità i tre grandi veleni:

  • Il bisogno di approvazione.
  • Il bisogno di controllo.
  • Il bisogno di sicurezza.

Mi impegno a non parlare degli argomenti che non conosco, ma solo di quelli che conosco e che ho sperimentato.Mi impegno a non aver nulla da dimostrare perchè è solo l’ego che vuole dimostrare.

 

Mi impegno a non avere scuse e a non aver paura di sbagliare perchè solo attraverso l’ammissione dell’errore posso evolvere.

 

Mi impegno a non fuggire il dolore, la sofferenza e tutto ciò che giudico negativo. Tutte queste sono mie creazioni e solo passandoci attraverso posso vederne l’illusorietà.

 

Mi impegno altresì a non focalizzarmi solo sul bello e sul positivo, poichè so che la crescita è integrazione e superamento e non esclusione degli opposti.

 

Mi impegno a lasciar andare la mia storia personale, chiunque io sia stato, per essere una persona nuova in ogni momento. Se questo implica rinunciare a vecchie idee e convinzioni, rinuncerò a queste idee e convinzioni che non assolvono più al loro scopo. Se questo implica abbandonare vecchie persone o ambienti che non risuonano più con la mia frequenza, lo farò.

 

Mi impegno a ricordarmi che amare non è possedere o essere posseduto e che lasciar andare è la capacità che ogni mago errante deve sviluppare prima di tutte le altre.Mi impegno a ricordarmi che lasciar andare è fluire e non trattenere e non implica mai la perdita ma la trasformazione.

 

Mi impegno a dar retta alla mia guida interiore prima che a qualunque altra forma di conoscenza, mi ricorderò di questo tutte le volte che dovrò decidere quello che è giusto e quello che è sbagliato, perchè solo la mia guida interiore può dirmi quello che è giusto o sbagliato per me.

 

Mi impegno a ricordarmi che giusto o sbagliato sono solo categorie della mente e che il mio livello evolutivo sarà misurato da quanto io riesca ad essere pace con tutto ciò che c’è.

 

Mi impegno a ricordarmi che parlare di magia non è fare magia. Così come parlare di spiritualità non è fare spiritualità.

 

Mi impegno a ricordarmi che là fuori e qui dentro sono la stessa identica cosa e che questa legge è sempre in funzione.

 

Mi impegno ad ascoltare molto di più di quanto parli e a parlare molto meno di quanto vorrei.

 

Mi impegno a ricordarmi che le parole sono energia e come tali hanno un loro potere e un loro costo.

 

Mi impegno a fare in modo che i miei pensieri casuali siano il minor quantitativo possibile, perchè niente è pericoloso per un mago errante come un pensiero casuale protratto nel tempo.

 

Mi impegno a ricordarmi che sono sempre nel posto giusto al momento giusto e che ogni problema che incontro sul mio cammino non è una coincidenza ma qualcosa sulla quale io dovrò lavorare come proiezione della mia mente subconscia.

 

Mi impegno a stare dove sto, con chiunque sto, e a starci pienamente perchè riconosco che l’amore è attenzione, presenza, non giudizio.

 

Mi impegno a ricordarmi che abbastanza amore può guarire ogni situazione, anche se la guarigione può prendere direzioni a me ignote.

 

Mi impegno altresì a ricordare che non posso ‘capire’ tutto, per questo mi impegno anche a smettere di cercare di capire e di trovare soluzioni, perchè così facendo sto dando il permesso al ‘me più grande’ di agire al posto della mia personalità.

 

Mi impegno a ricordare che dietro la mia esistenza c’è un piano, e che questo piano può essere percepito ma non compreso del tutto. Quando saprò dove andare ci andrò senza esitazione. Quando non saprò dove andare cercherò di affinare i sensi e sentire quale sarà la prossima mossa da fare.

 

Mi impegno a sviluppare la mia voce, le mie idee, la mia energia, ricordandomi sempre che la genialità non passa mai per le citazioni di altri. Quand’anche citassi qualcosa di altri, lo farò attraverso la mia personale modalità, affinchè si esprima la mia essenza e non quella di qualcun altro.

 

Mi impegno, infine, a ricordarmi di essere pace piuttosto che qualunque altra emozione negativa.Nel muovermi sarò pace. Nello stare fermo sarò pace. Nell’attesa sarò pace.

 

Mi impegno infatti a ricordarmi che nella pace nasce e prospera il vero potere del mago errante, invisibile e silenzioso.

 

Tratto dal sito di Andrea Panatta 

 

 

Salvatore Brizzi e Armando Siri – Conferenza Politica Evolutiva

Di solito non mi interesso minimamente di politica, ma questi due ragazzi hanno una visione completamente diversa di quello che il mondo politico può essere, grazie per il cuore che ci mettete!

Grazie Mille a Diego che mi ha segnalato il seguente video:

L’uomo che sputò in faccia al Buddha

Il Buddha era seduto sotto un albero a parlare ai suoi discepoli. Arrivò un uomo e gli sputò in faccia. Egli si asciugò, e chiese all’uomo, “E poi? Cosa vuoi dire dopo?” L’uomo era un po’ perplesso perché non si aspettava che, dopo aver sputato sul volto di qualcuno, gli si chiedesse: “E poi?” Non era mai successo in suo passato. Aveva insultato persone e loro si erano arrabbiati, avevano reagito. Ma Buddha non è come gli altri, non si è arrabbiato, né in alcun modo offeso. Ma ha detto semplicemente: “E poi?” Non c’è stata alcuna reazione da parte sua.

I discepoli del Buddha si arrabbiarono, reagirono. Il suo discepolo più vicino, Ananda, disse, “Questo è troppo, e non possiamo lo tollerare. Deve essere punito per questo. In caso contrario tutti potranno iniziare a fare cose come questa. “

Buddha disse: “Tu taci. Non mi ha offeso, ma sei tu ad offendermi. Lui è nuovo, un estraneo. Deve aver sentito dalla gente qualcosa di me, che questo uomo è un ateo, un uomo pericoloso che sta gettando la gente fuori dal loro sentiero, un rivoluzionario, un corruttore. E in lui potrebbe essersi formata una qualche idea, un concetto di me. Egli non ha sputato su di me, lui ha sputato sulla sua nozione. Ha sputato sulla sua idea di me, perché lui non mi conosce affatto, così come può sputare su di me?

“Se ci pensi profondamente” Buddha disse “ha sputato sulla propria mente. Io non sono che parte di lui, e posso vedere che questo povero uomo deve avere qualcos’altro da dire perché questo è un modo di dire qualcosa. Sputare è un modo di dire qualcosa. Ci sono momenti in cui senti che il linguaggio è impotente: nell’amore profondo, nella rabbia intensa, nell’odio, in preghiera. Ci sono momenti intensi in cui il linguaggio è impotente. Poi si deve fare qualcosa. Quando si è arrabbiati, profondamente arrabbiati, si colpisce la persona, ti sputano addosso, lui sta dicendo qualcosa. Lo posso capire. Deve avere qualcosa di più da dire, è per questo che sto chiedendo, “E poi?”

L’uomo era ancora più perplesso! E Buddha disse ai suoi discepoli: “Sono più offeso da voi perché voi mi conoscete, e avete vissuto per anni con me e ancora reagite.”

Perplesso, confuso, l’uomo tornò a casa. Non riuscì a dormire per tutta la notte. Quando vedi un Buddha, è difficile, impossibile dormire nello stesso modo in cui dormivi prima. Più e più volte era ossessionato da questa esperienza. Non riusciva a spiegare a se stesso, quello che era successo. Egli era tutto tremante e sudato. Non aveva mai incontrato un uomo così, lui aveva mandato in frantumi la sua mente e il suo intero modello, tutto il suo passato.

La mattina dopo era di nuovo lì. Si gettò ai piedi di Buddha. Buddha gli chiese ancora: “E poi? Anche questo è un modo per dire qualcosa che non si può dire con il linguaggio. Quando arrivi e tocchi i miei piedi, stai dicendo qualcosa che non si può dire, perchè tutte le parole diventano un po’strette. Buddha disse:” Guarda, Ananda, questo uomo è di nuovo qui, sta dicendo qualcosa. Questo uomo è un uomo di profonde emozioni”.

L’uomo guardò il Buddha e disse: “Perdonami per quello che ho fatto ieri”.

Buddha disse: “Perdonarti? Ma io non sono lo stesso uomo a cui hai fatto qualcosa. Il Gange continua a scorrere, non è mai il Gange di prima. Ogni uomo è un fiume. L’uomo che sputa non è più qui. Non vedo proprio nessuno come lui, ed io non sono la stessa cosa, tanto è successo in queste 24 ore! Il fiume ha scorso così tanto. Quindi non posso perdonarti perché non ho nessun rancore contro di te. “

“E anche tu sei nuovo. Vedo che non sei lo stesso uomo che è venuto ieri, perché quell’uomo era arrabbiato e lui ora, si sta chinando ai miei piedi, tocca i miei piedi. Come può essere lo stesso uomo? Tu non sei lo stesso uomo, quindi cerchiamo di non pensarci più. Queste due persone, l’uomo che ha sputato e l’uomo su cui sputare, entrambi non sono più. Vieni più vicino. Parliamo di qualcos’altro“.

Una lezione appresa da un bambino

Vi è una meravigliosa storiella su un reverendo che, il sabato mattina, stava preparando il suo sermone in condizioni difficili.

Sua moglie era uscita a fare spese; la giornata era piovosa e il loro figlio, non avendo nulla da fare, si annoiava e inquietava.

Disperato, il pastore prese una vecchia rivista, la sfogliò e trovò una figura dai vivaci colori: era una cartina geografica del mondo.

Quindi strappò la pagina e ne fece tanti pezzettini, sparpagliandoli sul pavimento del salotto e dicendo al figlio: «Johnny, se riesci a riordinare i pezzi, ti do 25 centesimi».

Il reverendo credeva che al ragazzino sarebbe voluta la mattinata intera, ma dopo dieci minuti udì bussare alla porta del suo studio.

Era Johnny che aveva rimesso in ordine i pezzi del giornale.

Il padre fu stupito dalla rapidità e dal fatto che i pezzi di giornale fossero riordinati nel modo esatto, cosi che la cartina del mondo appariva ricomposta.

«Figlio mio, come hai fatto a finire tanto presto?» chiese il padre.

«Oh», disse il figlio, «è stato facile. Sul retro c’era la figura di un uomo.

Io ho messo un foglio sotto, rimesso assieme le parti dell’uomo, messo un foglio sopra e poi ho girato la pagina.

Ho pensato che, se l’uomo era in ordine, lo sarebbe stato anche il mondo».

Il padre sorrise, diede al figlio i 25 centesimi di dollaro e poi aggiunse: «Mi hai dato lo spunto per il sermone di domani. Se un uomo è a posto, lo sarà anche il suo mondo».

In questa frase c’è una grande lezione.

Quando siamo insoddisfatti del nostro mondo e vogliamo cambiarlo, il posto da cui iniziare è noi stessi.

Se siamo a posto noi, lo sarà anche il nostro mondo.

Tratto da:

Il successo attraverso l'Atteggiamento Mentale Positivo
Prefazione di Og Mandino

Buono

Prezzo € 0,00

Battiato, intervista su Gurdjieff: per il risveglio dell’uomo

Una significativa intervista a Franco Battiato, tutta incentrata su una figura che notoriamente egli ama da sempre, George Ivanovitch Gurdjieff, uno dei più influenti maestri nella storia dell’esoterismo contemporaneo. Nel corso della trasmissione, la redazione ha sapientemente miscelato i brani dell’intervista alternandoli con un racconto biografico e con un’immaginaria conversazione con lo stesso Gurdjieff. Ottimo risultato.

Siccome pensiamo che valga la pena ascoltarla, abbiamo voluto offrirvi l’audio completo, che trovate in fondo al post, più alcuni brevi cenni biografici e la trascrizione di una parte dell’intervista. L’intervista ci  è sembrata un’ottima occasione per parlare di una delle più suggestive figure dell’esoterismo.

George Ivanovitch Gurdjieff vive a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento, tra l’Oriente da cui proviene, in cui ha attinto il suo sapere, e l’Occidente.

Dapprima educato da sacerdoti ortodossi, dal 1884 comincia a esplorare altre tradizioni spirituali, in particolare quella sufi. Fra il 1887 e il 1907 si situano i “vent’anni mancanti” nella biografia di Gurdjieff.

Si sa che con altri amici forma un gruppo chiamato dei “Cercatori della verità”, compie numerosi viaggi che lo portano dal Medio Oriente all’India, dall’Asia Centrale al Tibet, visitando monasteri e centri religiosi, e cercando una misteriosa “Confraternita di Sarmoung”, di cui aveva trovato un riferimento nel 1886.

L’insegnamento fondamentale di Gurdjieff è che la vita umana è vissuta in uno stato di veglia apparente prossimo al sogno. Per trascendere lo stato di sonno (o di sogno) elaborò uno specifico lavoro su sé stessi al fine di ottenere un livello superiore di vitalità e consapevolezza.
Dopo aver attratto a sé un consistente numero di allievi e discepoli tra i quali vi erano persone di una certa rilevanza, fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonico dell’Uomo. Gurdjieff fu noto anche come insegnante di danze sacre.

Negli anni, l’insegnamento di Gurdjieff influenzò diversi personaggi noti della cultura e della letteratura: fra questi, il più grande architetto statunitense del XX Secolo, Frank Lloyd Wright e la scrittrice Pamela Lyndon Travers, nota per avere creato il personaggio di Mary Poppins e René Daumal, scrittore francese.

Fra i discepoli attuali più noti, il regista teatrale inglese Peter Brook, il cui film Incontri con uomini straordinari e la sua autobiografia “I fili del tempo” riportano ampie testimonianze della sua vicinanza all’insegnamento di Gurdjieff, e il cantante e regista Franco Battiato.


Domanda: Gurdjieff è un personaggio dai contorni romanzeschi, pieno di mistero e carico di suggestione agli occhi degli occidentali. Anche per il fatto stesso di provenire dall’Asia. In questo diventa un po’ un antesignano di personaggi alla Osho o dei movimenti di stampo new-age.
Questo esotismo gioca un ruolo fondamentale nell’ascendente di Gurdjieff e di personaggi analoghi?


Franco Battiato: Direi negativo, perché di solito quando si parla di esotismo oppure di new-age, si parla sempre di qualcosa vicino alla truffa. Gurdjieff era tutto tranne che un imbonitore. Quando si usa il termine “personaggio” si fa un danno. Bisogna leggere i suoi libri, poi si è interessati bene, altrimenti niente.
Esiste un libro fondamentale che si chiama “Frammenti di un insegnamento sconosciuto”, oppure altri che ho pubblicato io, per esempio “Vedute su un mondo reale”, si tratta di incontri tra Gurdjieff e i suoi allievi e quindi ci sono domande e risposte, sui quali uno si fa un’idea esatta.

D.: Senta, restiamo sul parallelo con la new-age. Una diversità fondamentale è che le posizioni di Gurdjieff non hanno nulla di rassicurante, arrivando a negare la sopravvivenza dell’anima individuale alla morte fisica, a meno che non si sia raggiunto un alto livello di consapevolezza. E’ davvero una particolarità di Gurdjieff o le interpretazioni di altri insegnamenti peccano di ottimismo?

F.B.: No, beh, guardi, basta leggere il “Libro tibetano dei morti” per essere terrorizzati… Sicuramente tutti abbiamo un’anima, solo che ognuno gioca un ruolo, come le zone attoriali. Subito dopo che si muore, se si ha un grado di coscienza elevato, te la cavi meglio di altri che non hanno approfondito e sviluppato.

D: L’atteggiamento di Gurdjieff nei confronti del denaro e dei modi di guadagnarlo è molto disinvolto, per non dire spregiudicato. Da qui l’accusa di non essere davvero una figura spirituale. Non è paradossale che l’accusa venga da un mondo come il nostro che tende a mercificare tutto fino a pretendere di brevettare il dna umano?

F.B.: E’ così. Ma di solito il nostro panorama è così incredibilmente accusatorio…è facile criticare gli altri. E questo è anche un vizio italico. Dobbiamo vederla con noi stessi. Qui non è che io stia difendendo Gurdjieff perché ognuno si fa un’idea delle cose del mondo, di quello che legge, delle cose in cui crede.
Però forse dovremmo cominciare a capire che siamo una personalità di passaggio e che dentro di noi c’è un’altra coscienza più profonda che è quella a cui dobbiamo mirare.

D.: Senta Battiato, allo stesso tempo Gurdjieff si mostra abbastanza orgoglioso della sua abilità di fare i soldi, considerandola una dimostrazione di capacità di comprendere le diverse situazioni, sia sul piano materiale che psicologico. E’ una piccola vanità o l’intento è sempre esclusivamente didattico?

F.B.: Beh, approfondendo la figura di Gurdjieff poi uno capisce che c’è dell’altro. Una persona che ho conosciuto molto bene, che è stato uno dei suoi allievi, faceva il notaio; è andato a trovare Gurdjieff a Parigi e a un certo punto Gurdjieff ha preso la pasta con le mani e gliela messa sul piatto. “Mangia, dai”. Lui è rimasto schifato. S’è alzato ed è andato a casa e ha detto: “Non voglio mai più vedere questo individuo”.
Dopo una settimana è diventato un suo allievo. Tragga lei le conclusioni.

D.: L’assunto fondamentale di Gurdjieff è che gli esseri umani vivano in uno stato di dormiveglia, completamente succubi dei loro automatismi psichici.

F.B.: Si, ma in realtà la gente è trascinata dai suoi pensieri. Camminano per strada, non si accorgono di avere un corpo, schivano le macchine perché abbiamo un centro motorio più sveglio del nostro dormire, quindi non ci fa fare incidenti. Non si ricordano quello che hanno detto qualche minuto prima. Viviamo assolutamente nel sonno. Non siamo in grado di esercitare un’attenzione verso il nostro corpo, verso quello che entra e quello che esce. Di governare i pensieri. Abbiamo tantissimi difetti. Non siamo in grado di sopportare una critica. Una fragilità che è veramente sconfortante.


D.: Gurdjieff parla esplicitamente di automatismi psichici. Ma anche il raziocinio, dal suo punto di vista non sarebbe di alcun aiuto, in quanto attività puramente celebrale. La conclusione sarebbe che l’Illuminismo non ha illuminato niente.

Beh, è abbastanza vero questo. Fino a quando una persona non ha studiato il suo essere veramente bene, credo che non possa avere idea di quello che voglia dire “chiarezza mentale”. Non lo può capire, perché nel momento in cui ti metti a fare, a tentare una meditazione, nella maniera orientale del termine, quindi a sedere per venti minuti da solo…la gente ha paura di stare con se stessi.

ASCOLTA L’AUDIO DELLA TRASMISSIONE: www.radio.rai.it/podcast/A0085380.mp3

Fonte: locandadelbosco.altervista.org

Siamo Tutti Interconnessi

“We Are All Connected” (Siamo Tutti Interconnessi o Collegati)

è stato realizzato tramite un campionamento del Carl Sagan’s Cosmos, la serie “History Channel’s Universe”, le interviste fatte a Richard Feynman nel 1983, il sermone cosmico di Neil deGrasse Tyson e Bill Nye’s Eyes della Nye’s Serie, con in più le immagini aggiunte da The Elegant Universe (NOVA), Stephen Hawking‘s Universe,  Cosmos, il Potere di 10, e altro ancora. È un tributo alle grandi menti di scienza, l’intenzione è quella di sostendere la conoscenza scientifica e la filosofia attraverso la musica. Goditi il video!

P.S. Alla fine del post ho messo un link per 2 minuti di pausa …

Qui sotto la traduzione del testo

con
Carl Sagan
Richard Feynman
Neil deGrasse Tyson
Bill Nye

[deGrasse Tyson]
Siamo Tutti Interconnessi
L’uno con l’altro, biologicamente
Con la Terra, chimicamente
Con il resto dell’Universo atomico

[Feynman]
Io penso che l’immaginazione della Natura
Sia più vasta di quella dell’Uomo
Che non ci permette di rilassarci

[Sagan]
Viviamo in un Universo di “mezzo”
Dove le cose cambiano, daccordo
Ma sempre secondo degli schemi, regole,
O come le chiamiamo, Leggi della Natura

[Nye]
Io sono questo tizio in piedi su un pianeta
Veramente sono solo un granello
Rispetto ad una stella, il pianeta è soltanto un’altro granello
Pensa a tutto questo
Pensa alla vastità del vuoto spaziale
Vi sono miliardi e miliardi di stelle
Miliardi e miliardi di granelli!

[Sagan]
La bellezza delle cose viventi non sta tanto negli atomi al loro interno
Ma nel modo in cui questi atomi stanno insieme
Il Cosmo è anche dentro di noi
Siamo fatti di materia stellare
Noi siamo la via attraverso la quale il Cosmo conosce sè stesso

Attraverso il mare di spazio
Le stelle sono altri soli
Abbiamo viaggiato in questo modo prima
E c’è molto da imparare

Trovo esaltante ed esilerante
Scoprire che viviamo in un Universo
Che permette l’evoluzione di macchine molecolari
Così complesse e sottili come noi

[DeGrasse Tyson]
Io so che le molecole nel mio corpo sono riconducibili
Ai fenomeni che accadono nel Cosmo
Questo mi fa venire voglia di prendere la gente per strada
E dire, hai sentito questo?!?

(Richard Feynman alla batteria e canto)

[Feynman]
C’è questo disordine tremendo
Di onde in tutto questo spazio
Che è la luce che rimbalza per tutta la stanza
Passando da una cosa all’altra

Ed è tutto davvero lì
Ma devi fermarti e pensare
Alla sua complessità per compiacertene
Ed è tutto davvero lì
L’inconcepibile natura della natura

Visita: www.symphonyofscience.com

Qui sotto il link per “Non fare niente per 2 minuti”

www.donothingfor2minutes.com

Istruzioni per sentirsi bene

Rasserenati, tranquillizzati, rilassati, sorridi leggermente. Stupisciti di essere vivo, di sentire, di pensare…

Guarda, tocca, ascolta, meravigliati sempre di piú. Respira quest’aria perfetta, di cui hai estremo bisogno e che non ti é mai venuta a mancare. Mantieni accessa la gratitudine alimentandola con questi ineffabili miracoli quotidiani.

Ricorda: correvi lungo la spiaggia, ti regalarono un cucciolo, ricevesti il primo bacio. Pensa ai tuoi amici, ai tuoi amori, ai tuoi portafortuna. Pensi ai tuoi genitori, ai tuoi figli…

Ora smetti di pensare.

Bene, questa é l’emozione. Sperimenta questa serena allegria, trattienila, ricordala. Mentre rimani in questo stato, l’Universo ti celebrerá colmandoti di benedizioni.

La sfida é conservare la felicitá anche senza cucciolo, senza baci e senza spiaggia: prima di tutto metti da parte il dolore per le cose brutte successe e la preoccupazione per quello che verrá. Successivamente, affinché non ti manchi nulla condividi generosamente la tua felicitá con tutti gli altri.

Axel Piskulic

Sembra che la bambina nella foto non abbia bisogno delle istruzioni per sentirsi bene e credo nemmeno il suo gatto…

Nei limiti c’è il Tutto

Come è possibile che a tutto ci sia un limite? Hai mai sentito dire questa espressione: “A tutto c’è un limite!” Allora se il tutto ha un limite non è il Tutto.

L’uomo utilizza delle frasi già fatte per comunicare con gli altri e quasi è convinto che siano farina del proprio sacco. Ma non proviene da lui ciò che dice: è stata l’influenza dell’educazione ricevuta: i genitori, gli insegnanti, gli amici…

Questo Tutto con dei limiti : se vengono identificati dei limiti significa  che possono essere superati solo per il semplice fatto che siano manifesti. Così l’Essere coraggioso cerca e trova il modo per andare avanti, per scavalcare qualsiasi ostacolo/limite. Chi invece coraggio non ha acquieta le sue paure dell’ignoto standosene mesto nel suo recintino di limiti. E la sua vita scorre senza che abbia mai assaporato ad esempio la deliziosa sensazione di fermarsi ad annusare l’aria. La forza del Nostro Spirito è in grado di portarci al di là e scoprire, osservando i propri limiti che c’è il Tutto anche lì. Nei limiti c’è il Tutto.

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