Archivio di agosto 2009
Imparare la pratica del respiro consapevole

Il respiro è la manifestazione fondamentale della vita.
L`aria che respiri e il sistema respiratorio, con le sue molteplici funzioni svolgono un’ azione fondamentale per la salute del corpo fisico.
Ogni volta che l`aria entra ed esce nei tuoi polmoni si verifica un coinvolgimento più sottile della tua parte più profonda, basti pensare alla relazione tra le alterazioni del ritmo del respiro con il variare delle tue emozioni: la gioia e l`eccitazione rendono il respiro più profondo e più rapido, mentre la paura e il panico generano apnea e blocchi respiratori.
La pratica meditativa del Respiro Consapevole ha origine nella pratica meditativa VIPASSANA, che è la più antica delle pratiche buddiste, e si colloca nella tradizione Theradava in uso nell’ambiente laico e monastico da circa 2500 anni in Asia meridionale e sud orientale.
Vipassana significa “chiara visione”, infatti la consapevolezza nel respiro mediante la pratica meditativa stimola ad una conoscenza intuitiva di quello che accade nell’individuo nel qui ed ora, senza essere influenzato da pensieri, desideri, attrazioni e repulsioni; diventi quindi consapevole dell’atto percettivo.
In America la pratica della meditazione sul respiro, chiamata Mindfulness, fu introdotta in ambienti accademici a scopo di studio-clinico e sperimentale.
Già dalla fine degli anni settanta il professore di medicina Jon Kabat-Zinn della University of Massachusetts negli Stati Uniti studiava le applicazioni della Mindfulness nella terapia e nella riduzione dello stress.
I risultati positivi che da allora sono stati riscontrati hanno portato ad applicazioni cliniche in una vasta gamma di patologie quali: attacco di panico, ansia, disturbi del comportamento alimentare, disturbi gastrointestinali di tipo somatico, psoriasi, ipertensione, disturbi del sonno, cefalee, ipertensione ecc ecc.
Recentemente l’unione dell’ approccio della Mindfulness con alcune tecniche terapeutiche della terapia cognitiva ha portato a ottimi risultati nella prevenzione delle ricadute nel trattamento della depressione.
Ad oggi, infatti, si contano molti protocolli terapeutici centrati sulla meditazione sul respiro. Nel 2005 a Goteborg in Svezia si è tenuto il Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva con la partecipazione di Aaron Beck e del Dalai Lama che hanno suggellato questa unione tra il pensiero scientifico occidentale e la pratica meditativa orientale.
La teoria del respiro Consapevole è molto semplice e si basa sull’assunto che i pensieri, le emozioni ed i comportamenti degli individui sono influenzati dalla percezione che essi hanno degli eventi che vivono istante per istante. Non è una data situazione a determinare di per sé ciò che le persone provano, ma è l’interpretazione di tale situazione ad essere determinante.
In poche parole lo stato di coscienza[1] dell’individuo è il sistema costituito da pensieri, convinzioni, emozioni, corpo fisico, identità, bisogni ecc ecc, che in un dato tempo T1 determina la percezione momentanea della realtà esterna, causando a sua volta la qualità della vita dell’individuo.
Socialmente l’individuo è ritenuto spesso vittima della sua percezione, questo perché ignorando di poterla gestire cerca spasmodicamente un controllo sulla realtà stessa.
Nasce quindi il delirio di cercare di plasmare, secondo i propri desideri, il mondo intorno a se ( compreso le persone).
A questo punto arriva lo stress, il panico, l’ansia e tutte quelle emozioni di frustrazione che derivano dal tentare una cosa che è umanamente impossibile.
Un evento in sé non determina direttamente il modo in cui le persone si sentono, bisogna capire invece che le sensazioni che si provano sono in realtà collegate al modo in cui essi pensano e interpretano la stessa situazione.
Gestire l’atto percettivo diviene quindi la chiave del benessere. La tecnica della meditazione sul respiro ci permette di farlo, ci è possibile determinare in modo deciso la qualità delle esperienze che vivremo al di là dei condizionamenti familiari, della società e di tutto ciò che a livello di pensieri, emozioni e comportamenti induce a limitarci.
Perché funziona? Perche la pratica del Respiro permette nel tempo una gestione di emozioni e pensieri depotenzianti e limitanti, grazie allo sviluppo costante, nell’applicazione quotidiana, dell’abilità intuitiva di disidentificarsi ovvero di separarsi da essi.
Disidentificarsi dai contenuti mentali vuol dire rendersi consapevole che tu sei al di là di pensieri, emozioni e desideri. Significa in pratica prendere le distanze da ciò che hai ritenuto “reale” attraverso i tuoi contenuti mentali.
Questo vuol dire divenire”libero” di gestire la tua percezione in ogni istante. Imparare la pratica del respiro consapevole vuol dire imparare la pratica della “Libertà”.
“E’ straordinario quanto risulta liberatorio sentirsi capace di vedere che i tuoi pensieri sono solo pensieri e non sono “Tu” in realtà…”.[2]
Attraverso il Respiro Consapevole si acquisisce la capacità di essere attento, sveglio e presente a ciò che la propria mente sta vivendo momento per momento.
Avere consapevolezza del tuo respiro ti darà la possibilità di comprendere in modo più profondo la tua via emotiva, ti permetterà di gestire le tue emozioni senza cercare invano di controllarle o spegnerle.
Agire quindi consapevolmente sul respiro ti può consentire una vita relazionale, lavorativa ed emotiva più sana e sicuramente un maggior benessere psicofisico.
[1] Charles T. Tart, Stati di Coscienza, Astrolabio
[2] Kabat-Zinn, J. (1990). Full catastrophe living: the program of the Stress Reduction Clinic at the University of Massachusetts Medical Center. New York: Dell Publishing
Sito : www.ilcentroolistico.com/
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Al di là del pensiero, attraverso il pensiero
ISBN: 8833957365
Prezzo € 37,00 |
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La causa principale dell’insoddisfazione umana è l’assenza di amore.

“Le persone sono creature incredibilmente complesse. Ognuno di noi ha una serie pressoché infinita di bisogni di natura emotiva, f i s i c a, mentale o spirituale. Ma c’è un bisogno in particolare che è più essenziale degli altri e che, se non viene soddisfatto, fa apparire anche la vita più realizzata senza senso.
È il bisogno di amore.
La causa principale dell’insoddisfazione umana è proprio l’assenza di amore.
L’amore è il fondamento su cui si basa la nostra sicurezza, quella che ci porta a progredire e a vivere una vita di successo. Il bisogno di amore inizia anzitutto dentro noi stessi. Se non siamo capaci di amare noi stessi , è molto difficile che gli altri riescano ad amarci .
L’amore verso se stessi, o autostima, è essenziale affinché siamo in grado di percepire e ricevere anche dall’esterno l’amore che desideriamo e meritiamo.
Si tratta di un viaggio di ricerca in grado di procurarti soddisfazione profonda,
capace di donare energia e vitalità alla parte più intima del tuo Io.
C’è un solo modo di compiere questo viaggio ed è accettare e amare te stesso.
Inizia ora, cosi come sei. Amare te stesso vuol dire concederti la possibilità
di esprimere liberamente chi sei davvero. Ed esprimere la tua vera entità vuol dire anche fare degli errori – a volte – ed essere in grado di accettarli.
Amare se stessi vuol dire essere capaci di perdonarsi , essere in grado di dare a noi stessi un’altra occasione per continuare ad esprimerci ed a scoprire chi siamo.
Quando invece non amiamo noi stessi, entriamo in un circolo molto negativo che ci porta alla sconfitta. Capita spesso di essere troppo esigenti con noi stessi, di metterci sotto pressione perché vogliamo essere perfetti ad ogni costo, dimenticando che la perfezione non è una qualità degli esseri umani…
Cosi, quando incappiamo in qualche inevitabile errore, ci blocchiamo, ci puniamo e non ci concediamo più alcuna possibilità di scoprire il nostro naturale talento. Ci vuole del tempo.”
Tratto da : “Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere” di John Gray
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Non c’è una linea di confine fra l’albero, gli uccelli e l’uomo

“… ascoltare; è tutto lì, aperto e chiaro. Devi fare il viaggio
non sulla luna, non verso gli dèi ma dentro te stesso. Puoi
camminare spedito al tuo interno, e così mettere rapidamente fine
al dolore, o prolungare il viaggio, oziando, pigro e disamorato.
Occorre avere passione per porre fine al dolore e la passione non
si compra con la fuga. È lì quando tu smetti di fuggire.”
Sotto gli alberi c’era molta pace; c’erano molti uccelli che chiamavano, cantavano, cinguettavano, eternamente irrequieti.
I rami erano enormi, dalla forma armoniosa, levigati, lisci ed era sorprendente vederli e avevano uno slancio e una grazia che strappavano le lacrime e ti facevano stupire delle cose della terra.
La terra non aveva niente di più bello dell’albero, e quando esso fosse morto sarebbe ancora stato bello; ogni ramo nudo, aperto al cielo, sbiancato dal sole, e ci sarebbero stati uccelli che si riposavano sulla sua nudità.
Ci sarebbe stato un riparo per le civette, lì in quella profonda cavità, e i vivaci, striduli pappagalli avrebbero fatto il nido in alto nell’incavo di quel ramo; sarebbero venuti i picchi, con la loro cresta rossa di piume alta sulla testa, per entrare in qualche buco; naturalmente ci sarebbero stati quegli scoiattoli striati in corsa per i rami, sempre brontolanti per qualcosa e sempre curiosi; proprio sul ramo più alto di tutti, ci sarebbe stata un’aquila bianca e rossa a scrutare il paesaggio, altera e solitaria.
Ci sarebbero state molte formiche, rosse e nere, affaccendate verso la cima dell’albero e altre che correvano in giù, e il loro morso sarebbe stato piuttosto doloroso.
Ma ora l’albero era vivo, meraviglioso, e c’era moltissima ombra e la vampa del sole non ti raggiungeva mai; potevi sederti lì per quell’ora e vedere e ascoltare all’esterno senza continuare a spaziare verso l’interno. In realtà l’esterno è l’interno e l’interno è l’esterno ed è difficile, quasi impossibile separarli.
Osservi questo meraviglioso albero e ti domandi chi dei due sta osservando l’altro e immediatamente dopo non esiste più osservatore.
Ogni cosa è così intensamente viva ed esiste solo la vita e l’osservatore è morto come quella foglia.
Non c’è una linea di confine fra l’albero, gli uccelli e quell’uomo che siede all’ombra e la terra che è così generosa.
La virtù esiste senza il pensiero e perciò c’è ordine; l’ordine non è permanente, c’è solo momento dopo momento, e quell’immensità arriva con il sole cadente così incidentalmente, così liberamente affettuosa.
Gli uccelli sono divenuti silenziosi perché sta facendosi buio e ogni cosa si sta lentamente acquietando, pronta per la notte.
Il cervello, quella cosa meravigliosa, sensitiva e viva, è completamente silenzioso, solo in osservazione, in ascolto senza un attimo di reazione, senza registrare, senza fare esperienza, solo a vedere e ascoltare.
Con quell’immensità c’è amore e distruzione, e quella distruzione è forza inaccessibile.
Queste sono tutte parole, come quell’albero morto, un simbolo di ciò che era e ciò che esso non è mai.
Essa è sparita, è fuggita via dalla parola; la parola è morta, destinata a non afferrare mai quel vasto nulla. come può il cervello essere consapevole di quell’amore, il cervello che è così attivo, affollato, caricato di conoscenza, di esperienza?
Tutto deve essere rifiutato perché l’amore sia.
L’abitudine, per quanto possa essere conveniente, distrugge la sensitività; l’abitudine dà il senso della sicurezza e come può esserci lucidità; sensitività, quando si coltiva l’abitudine; non che l’insicurezza porti lucida consapevolezza.
Quanto rapidamente ogni cosa diviene abitudine, il dolore così come il piacere, e quindi si insatura la noia e quella particolare cosa chiamata tranquillità.
Dopo l’abitudine che ha funzionato per quarant’anni, hai la tranquillità, o la tranquillità alla fine del giorno.
L’abitudine ha il suo tempo e ora è la svolta della tranquillità che ancora si trasforma in abitudine.
Senza sensitività non ci sono affetto e quell’integrità che non è la reazione guidata dalla contraddittoria esistenza.
Il meccanismo dell’abitudine è pensiero sempre in cerca di sicurezza, di una qualche comoda situazione in cui non verrà mai più disturbato.
È questa ricerca del permanente che contiene la negazione della sensitività. Essere sensitivi non fa mai soffrire, solo le cose in cui ha preso rifugio provocano sofferenza.
Essere totalmente sensitivi è essere totalmente vivi e questo è amore. Il pensiero è molto abile;
esso eluderà chi lo insegue che è un altro pensiero;
il pensiero non può inseguire un altro pensiero.
Solo il fiorire del pensiero può essere visto, ascoltato, e ciò che fiorisce nella libertà giunge a una fine, muore senza lasciare segni.
*da ”Vedute sul mondo reale” di Georges Ivanovitch Gurdjieff – 02/11/2006
Fonte: www.ariannaeditrice.it
Namastè
Sandro
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Ama te stesso per quello che sei

Ama te stesso per quello che sei.
E questo non ti impedirà di crescere.
In effetti, più ami te stesso, più ti perfezioni; più ami te stesso, più acquisisci grazia ed eleganza.
Più ami te stesso, più diventi un individuo: autentico, originale.
E soltanto un individuo originale può essere talmente leggero, come un uccello, da avere a sua disposizione, per volare, l’intero cielo della sua consapevolezza interiore.
A quel punto niente più ostacola la tua crescita.
Gesù dice: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’, ma non ha mai insegnato ad amare se stessi.
E se dovessi veramente amare il prossimo tuo come te stesso, lo odieresti, perché tu odi te stesso.
Nessuno si piace: il naso è troppo lungo o troppo piccolo, gli occhi non sono belli come avrebbero potuto essere, il corpo non è ben proporzionato come quello degli altri.
Non fai altro che paragonarti agli altri ma, così facendo, troverai sempre qualcuno che sia meglio di te. Come puoi amare te stesso?
Bisogna smettere di paragonarsi agli altri.
Devi accettare te stesso così come sei, perché è così che l’esistenza ti vuole.
Ed è così che devi amare te stesso: non controvoglia, ma con gioia.
Solo allora potrai amare anche il tuo prossimo.
Non vi è dubbio che questo accadrà. Quando si è pieni d’amore, inevitabilmente l’amore trabocca. Altrimenti l’amore per il prossimo è la cosa più difficile che esista al mondo…
‘Ama il prossimo tuo come te stesso’ è la cosa più difficile, perché il prossimo è una scocciatura continua… ma se ami te stesso, il tuo amore ti aiuterà enormemente a comprendere gli altri.
Così come hai accettato te stesso, sarai in grado di accettare le persone per quello che sono.
Non è colpa loro… così come a te, anche a loro l’esistenza ha dato una determinata individualità.
Loro non ne sono responsabili.
E se sai amare te stesso, puoi amare il mondo intero.
Sì… perfino il prossimo tuo.
Osho
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La sintesi tra amore e meditazione

L’amore è l’arte di essere con gli altri.
La meditazione è l’arte di essere con se stessi.
Sono due facce della stessa medaglia.
Una persona che non sa come essere con se stessa non può veramente relazionarsi agli altri.
La sua relazione con gli altri sarà difficile, sgraziata, brutta, casuale.
Un attimo tutto va bene, e l’attimo dopo tutto è finito.
Andrà sempre su e giù senza guadagnare in profondità.
Sarà solo rumore.
Ti darà qualcosa da fare, ma non sarà una melodia, e non potrà portarti fino alle vette o alle profondità dell’essere.
E viceversa, la persona che non sa stare con gli altri, che non è capace di entrare in relazione, troverà difficile anche stare con se stessa, perché l’arte è la stessa.
Sono arti che vanno apprese contemporaneamente: sono inseparabili.
Stai con le persone, non in modo inconsapevole ma con grande consapevolezza.
Entra in contatto con le persone come se stessi cantando una canzone, o suonando il flauto; pensa a ogni persona come a uno strumento musicale.
Rispettali, amali, perché ognuno di loro è un volto del divino.
Fai molta attenzione, mettici grande cura.
Ricorda quello che fai e che dici.
Bastano piccole cose per distruggere un rapporto e piccole cose per renderlo bellissimo.
A volte basta un sorriso, e il cuore dell’altro si apre a te; a volte uno sguardo sbagliato nei tuoi occhi, e l’altro si chiude: è un fenomeno delicato.
Considerala un’arte: il pittore dev’essere molto attento quando dipinge il suo quadro, una singola pennellata può fare una grande differenza.
La vita va appresa come un’arte, con grande attenzione, con grande determinazione.
La relazione con l’altro diventa uno specchio: guarda cosa fai, come lo fai e cosa succede.
Rendi la vita intorno a te più bella.
Lascia che ogni persona senta che incontrarti è un dono: solo perché sono con te qualcosa inizia a fluire, a crescere, una canzone nasce nel loro cuore, sbocciano dei fiori.
E quando sei da solo, allora rimani del tutto silenzioso, in un silenzio totale, e osserva te stesso.
Proprio come un uccello ha due ali, lascia che amore e meditazione siano le tue ali.
Crea una sincronicità tra di loro, in modo che non entrino in conflitto l’uno con l’altro, ma anzi si nutrano a vicenda, si aiutino a vicenda.
Questo sarà il tuo cammino: la sintesi tra amore e meditazione.
Osho
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La Meditazione della Luna Piena

Da sempre l’uomo ha riconoscuto ed utilizzato l’influenza che la luna ha sui frutti della terra, sulle acque e sugli stessi esseri viventi.
Molte tradizioni e scuole spirituali, sia occidentali che orientali, in differenti epoche storiche hanno usato la notte della luna piena di ogni mese per condurre pratiche e ritualità di crescita spirituale.
I maestri spirituali che guidavano queste pratiche ritenevano che la luna fosse una fonte di energia molto potente, che adeguatamente canalizzata, potesse favorire il processo di crescita spirituale di coloro i quali entravano in contatto con questa energia.
A differenza di quella solare, che è di tipo attivo ed estroverso (maschile), l’energia lunare è femminile e per ciò apre spazi di coscienza più sottili, ed anche più profondi, favorendo processi interiori di integrazione tra aspetti consci ed inconsci, tra logiche duali ed esperienze di Unità con il Tutto.
In quella notte è come se la stessa luna raggiungesse la realizzazione di sé; dopo essere stata nel buio totale è gradualmente giunta al suo massimo stato di espansione e di luminosità.
Per questi motivi, la luna piena, oltre che preziosa fonte di energia, è anche simbolo archetipico della rinascita , della ciclicità e del continuo rinnovamento che permea la realtà della vita.
Le ritualità compiute in concomitanza della luna piena, non sono solo delle suggestive storie che non appartengono più al nostro tempo, ma anche delle pratiche che ancora oggi continuano a coinvolgere migliaia di persone che considerano questa “ notte magica” come un’ opportunità per trovare un contatto più profondo con se stessi e con tutto ciò che rientra nel “grande abbraccio della luna”.
Molti tra i principali Maestri spirituali viventi sono concordi nel ritenenere che la notte della luna piena possa essere uno dei momenti più propizi per riunire il maggior numero possibile di persone in tutto il mondo, al fine di creare un momento di integrazione e di consapevolezza attraverso l’uso di pratiche meditative.
Un momento, dunque, in cui sentirsi tutti insieme parte di una Coscienza Planetaria.
Non si tratta solo di una condivisione concettuale di appartenenza al genere umano ed al Pianeta, ma una reale esperienza di essere parte di un organismo Globale intelligente e sensibile; come singole cellule di un corpo Planetario, che ha caratteristiche sistemiche di inseme, ovvero, che è qualcosa di più che la semplice somma delle sue parti.
Ti invitio a meditare per un’ora dovunque tu sia, nella tua casa; solo, con gli amici o con la famiglia.
I principianti e coloro che non hanno mai meditato sono i benvenuti, per cui non è necessaria alcuna precedente esperienza.
Come si svolge la meditazione della luna piena ?
“Meditazione” è ormai diventata una parola famigliare, ma molti devono ancora scoprire come si fa realmente ad entrare in uno stato meditativo.
E’ per questo motivo che voglio darti alcune indicazioni di base da poter seguire, non solo in occasione della Meditazione della Luna Piena, ma ogni volta che sentirai il bisogno o il desiderio di entrare in contatto con aspetti più profondi e spirituali di te stesso.
Sicuramente, il fatto di partecipare ad un momento di condivisione spirituale, in cui migliaia di persone si uniscono per meditare insieme, è una condizione che favorisce molto la possibilità di entrare in spazi di consapevolezza di particolare profondità.
La procedura di base da seguire è la seguente:
(1) Stai seduto con la schiena il più possibile diritta, magari utilizzando un cuscino morbido, ma stabile.
(2) Rilassa la fronte
(3) Rilassa il viso ed i muscoli del corpo.
(4) Porta l’attenzione sul tuo respiro.
(5) Respira lentamente, delicatamente, senza interruzione, fluidamente, senza scosse o suoni nel respiro.
(6) Ora ascolta il flusso di respiro nelle narici
(7) Non ci deve essere nessuna pausa tra i respiri; appena un soffio è completato, ricomincia a sentire il respiro che scorre dentro le narici.
(8) Dopo pochi respiri, scegli
(a) quale nome di Dio è usato dalla tradizione o religione che segui.
(b) o una frase breve ma, sacra; oppure una parola-preghiera estratta dalla Scrittura o della tradizione che segui.
Alcuni suggerimenti sono i seguenti:
(a) Coloro che desiderano seguire la tradizione Himalayana pussono utilizzare il suono nel SO nell’ inspirazione e Ham nell’ espirazione, senza una pausa nel ciclo di HAM_SO con il respiro
(b) Il sikh può usare: Vaah-e-guru
(c) I musulmani possono utilizzare la parola di Allah
(d) I cristiani possono utilizzare uno di questi
Jesus , Gesù,
Ave Maria,
Maranatha (aramaico)
Kyrie eleison (o Greco)
e) Mazdayasnians (zoroastriani, Parsees) può utilizzare uno di questi:
Ahura Mazda
ahuu vairyo
esham vohu
ma per il totale dei principianti Mazdayasnian tradizione la migliore raccomandazione è di usare la frase
vohu-Mano
(f) Il giainista può utilizzare
Om,
Om hreem, o
Hreem arham
(g) Coloro che preferiscono divinità totale, trascendentale, trans-qualitativa possono utilizzare solo Om
(h) Il buddisti possono utilizzare la parola Buddha
(i) Se non si crede in una forma di divinità o incarnazione spirituale e così via,
espirando pensa Ooooonnnne (One)
inalazione, pensa twwwooooo (due)
senza una pausa in questo contare con il respiro
(9) Inalando pensa quella frase; esalando pensa quella frase.
La frase non deve arrivare nella bocca, né sulla lingua; deve essere solo pronunciata mentalmente.
(10) Non ci deve essere nessuna pausa tra i respiri.
(11) Non appena diventi consapevole del fatto che hai perso la consapevolezza del respiro e che altri pensieri hanno iniziato a sorgere, riavvia la stessa procedura.
(12) Resta in meditazione per tutto il tempo che desideri..
(14) Lascia la mente tranquillità anche dopo aver terminato la meditazione
(13) Se praticherai questa meditazione, anche solo per 2-3 minuti per più volte nel corso della giornata, noterai sottili cambiamenti positivi in te stesso .
(14) Qualunque cosa viene fatta ripetutamente rende la mente abitudinaria; più si quieta la mente più essa ritorna alla sua natura calma.
Dal sito: swamiveda.org
Articolo di: Giuseppe Pagliaro
Namastè
Sandro
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Tutti i bambini nascono con la capacità di essere creativi.

I creativi sono sempre ritenuti folli.
Il mondo li riconosce ma molto in ritardo;si pensa sempre che manchi loro qualche rotella.
I creativi sono gente eccentrica. Tutti i bambini nascono con la capacità di essere creativi.
Senza alcuna eccezione, tutti i bambini tentano di essere creativi ma noi non glielo permettiamo.
Cominciamo subito a insegnar loro il modo giusto di fare le cose e una volta che lo hanno imparato diventano dei robot: in seguito ripeteranno sempre la cosa giusta.
Più lo fanno, più diventano efficienti e più diventano efficienti più sono rispettabili.
A un certo punto tra i 7 e i 14 anni nel bambino si verifica un grande cambiamento.
Gli psicologi stanno facendo degli studi… cosa accade e perché? Tu possiedi due menti, due emisferi.
L’emisfero sinistro non è creativo. Dal punto di vista tecnico è molto efficiente ma per ciò che riguarda la creatività è assolutamente impotente.
Può fare solo qualcosa che ha già imparato e la può fare nel modo migliore alla perfezione: è meccanico.
Questo emisfero sinistro è l’emisfero della logica, della matematica, del ragionamento.
E’ l’emisfero dell’ordine, del calcolo, della disciplina, dell’astuzia. L’emisfero destro è semplicemente l’opposto.
E’ l’emisfero del caos, non dell’ordine; della poesia, non della prosa; dell’amore, non della logica.
Il creativo ha una spiccata propensione per la bellezza e una notevole capacità di essere originale ma non è efficiente, deve continuamente fare esperimenti: non può fermarsi da nessuna parte; è un vagabondo, si porta la tenda sulle spalle.
Certo si può fermare per una notte ma al mattino sarà ripartito… Fermarsi per lui equivale a morire. E’ sempre pronto a rischiare, il rischio è il suo innamoramento. Questo è l’emisfero destro.
Quando un bambino nasce il lato destro è attivo, quello sinistro no.
Poi cominciamo a impartirgli i primi insegnamenti, in modo ignorante e non scientifico.
Nel corso dei secoli abbiamo imparato come spostare l’energia dall’emisfero destro al sinistro, come bloccare l’uno e fare funzionare l’altro. La scuola fa solo questo: dall’asilo all’università la cosiddetta istruzione non è altro che uno sforzo per distruggere l’emisfero destro e sostenere il sinistro.
Da qualche parte tra i 7 e i 14 anni ci riusciamo e il bambino viene ucciso, distrutto. A questo punto non è più selvaggio, diventa un cittadino. Impara la via della disciplina, del linguaggio, della logica, della prosa.
Inizia a competere nella scuola, diventa un egoista, acquisisce tutte le nevrosi della società. Si interessa ai soldi e al potere.
Comincia a pensare a come diventare più educato per essere più ricco e potente, avere una casa più grande e qualsiasi altro agio. Il centro della sua attenzione si sposta.
L’emisfero destro comincia allora a funzionare sempre meno oppure funziona solo nei sogni, nell’inconscio profondo.
O talvolta quando si assume una droga. La grande attrazione che esiste in Occidente verso le droghe è dovuta semplicemente al fatto che lì l’emisfero destro è stato completamente distrutto, grazie a un’educazione coatta.
L’Occidente è diventato troppo civilizzato; cioè è arrivato a un estremo. Adesso sembrano non esserci altre possibilità; se nelle università e nei college non si iniziano a usare mezzi che aiutino l’emisfero destro a rivivere, le droghe non scompariranno.
E’ impossibile vietarne l’uso con la forza, se non viene ripristinato l’equilibrio interiore. Il fascino delle droghe è dovuto al fatto che ti fanno cambiare immediatamente marcia: dall’emisfero sinistro l’energia passa a quello destro.
Ecco ciò che le droghe possono fare. L’alcol ha svolto questa funzione per secoli, ma oggi esistono droghe “migliori”: l’Lsd, la marijuana, la psilocibina e altre droghe ancora più potenti.
Il criminale non è chi assume le droghe, ma il politico, l’educatore. Sono loro i colpevoli: hanno costretto la mente umana a un tale estremo da creare il bisogno di ribellarsi.
Ed è un bisogno spasmodico! La poesia è completamente scomparsa dalla vita della gente e così la bellezza… I soldi, il potere, il prestigio sono diventati gli unici idoli…
Se al bambino venisse insegnato che entrambe le menti gli appartengono e imparasse a usarle tutte e due e gli venisse spiegato quando usare l’una o l’altra…
Esistono situazioni in cui è necessario solo l’emisfero sinistro, in cui hai bisogno di ragionare: al mercato, nelle faccende della vita di tutti i giorni.
E ci sono occasioni in cui hai bisogno dell’emisfero destro…
Distruggi allora tutto ciò che la società ti ha fatto, tutto ciò che genitori ed educatori ti hanno fatto.
Distruggi tutto ciò che il poliziotto, il politico, il prete ti hanno fatto: e sarai di nuovo creativo, proverai di nuovo quel brivido che avevi all’inizio.
E’ ancora lì in attesa, represso e si può sprigionare… Naturalmente avrai bisogno di molto coraggio, perché quando cominci a disfare ciò che la società ti ha fatto, perderai ogni rispettabilità.
Non sarai più considerato una persona degna di stima.
Comincerai a sembrare un eccentrico; agli occhi della gente sarai uno stravagante. la gente penserà: quel poveraccio, ha perso qualche rotella…
Ecco il coraggio più grande: affrontare una vita in cui la gente penserà che sei stravagante….
Osho
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L’uomo nuovo per il nuovo millennio
ISBN: 9788804586609
Prezzo € 9,00 |
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