Mi inchino al luogo in Te in cui abita l’intero Universo. Mi inchino e onoro il luogo in Te...dove dimora l’Amore la Verità la Luce e la Pace. Quando Tu Sei in quel luogo in Te, ed Io sono in quel luogo in Me, allora Siamo una cosa sola…
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Archivio di giugno 2009

Osho: Dio non è una Soluzione-Ma un Problema

Non credo che Dio non esista so per certo che non esiste.

E grazie a Dio non esiste!

Poiché l’esistenza di Dio avrebbe creato così tanti problemi e difficoltà che la vita sarebbe diventata impossibile.

Forse non l’hai visto dalla prospettiva da cui sto per parlartene, forse nessuno ha mai tentato di guardare la cosa da questa prospettiva.

I cristiani dicono che Dio ha creato il mondo, di fatto, è necessaria l’ipotesi di Dio per la creazione: il mondo esiste, qualcuno deve averlo creato.

Chiunque l’abbia creato quel creatore è Dio. Ebbene, vedi cosa implica? Se il mondo è creato allora non può esserci evoluzione. L’evoluzione implica che la creazione continui.

Pensa al racconto cristiano: Dio ha creato il mondo in sei giorni e poi, il settimo, si è riposato; da allora si sta riposando… L’intera creazione fu completata in sei giorni. Ebbene, da dove l’evoluzione potrà avere una possibilità?

Creazione significa: tutto finito!

È arrivato il punto fermo: il settimo giorno tutto concluso; e da allora non c’è stata possibilità di evoluzione.

L’evoluzione implica che la creazione non sia completa; da qui la possibilità di evolvere. Ma Dio non può creare un mondo incompleto: andrebbe contro la natura di Dio.

Egli è perfetto e qualsiasi cosa fa, è perfetta: non evolve lui, né evolve il mondo: tutto è immobile, morto.

C’è un motivo per cui i papi sono contro Charles Darwin: quest’uomo ha introdotto un’idea che prima o poi ucciderà Dio.

In un certo senso, quei papi sono stati preveggenti riuscirono a vedere le remote implicazioni dell’idea di evoluzione.

Comunemente tu non avresti associato creazione ed evoluzione. Che connesione può esserci tra Dio e Charles Darwin?

Esiste una connessione: Charles Darwin dice che la creazione è un processo in sviluppo, che l’esistenza è sempre imperfetta; non sarà mai perfetta.

Solo in questo caso evolverà, raggiungendo nuovi picchi, nuove dimensioni, aprendo nuove porte, nuove possibilità.

Dio ha concluso il suo lavoro in sei giorni e non molto tempo fa: quattromila e quattro anni prima che Gesù Cristo nascesse.

Dev’essere stato il primo di Gennaio, un Lunedì. Poiché ci industriamo ad adattare Dio in ciò che noi abbiamo creato. Egli ha seguito il nostro calendario.

Se lo chiedi a me, dirò che dev’essere stato Lunedì, il primo Aprile, giorno degli sciocchi, perché quel giorno sembra essere perfettamente adatto a un gesto simile:creare un’esistenza totalmente fatta e finita!

Se l’evoluzione diventa impossibile,la vita perde ogni significato la vita perde ogni futuro,allora ha solo un passato. non è innaturale che le persone religiose siano sempre orientate al passato hanno solo il passato: tutto è già stato fatto non c’è nulla da fare in futuro.

Il futuro è vuoto, azzerato.

Namastè

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Hai mai abbracciato un albero?

Hai mai abbracciato un albero?

Io si…e ogni volta è un’esperienza stupenda!

La faccio sin da quando ero piccolo :-)

hugchildtree

Abbraccia un albero,
e un giorno scoprirai che non solo tu lo hai abbracciato,
anche l’albero ti ha corrisposto, anche l’albero ha abbracciato te.
Allora, per la prima volta,
saprai che l’albero non è solo la forma,
non appartiene solo a una data specie botanica,
è un Dio sconosciuto – così verde nel tuo giardino,
così ricco di fiori, così vicino a te,
ti lancia un richiamo, insistentemente.

La mia amica Lucia ha definito l’abbraccio con un albero in maniera splendida: “…ti può dire…siediti sotto le mie fronde….e quando ti rialzi, sentirti sollevato e rinvigorito e comprendere che lui/lei si è preso tutti i tuoi pesi per lasciare spazio alla gioia nei tuoi occhi.”

E` possibile abbracciare gli alberi ed avere dei segnali molto forti in cambio. E` un’esperienza alla portata di tutti, grazie al cielo!

Il fatto che un albero, e la natura in genere, possano portare una sensazione di piacevole di benessere penso sia condivisa, anche dalle agenzie immobiliari, che ti spacciano due alberelli in un misero giardinetto per un “immerso nel verde” :-)

Lo scrittore  José Saramago ha raccontato che suo nonno, prima di morire, è sceso nell’ orto e ha abbracciato i suoi alberi.

L’ invito «To hug a tree»(abbraccia un albero), sta scritto sul cartello appeso nei Royal Botanic Gardens di Sydney (Australia).

Tanti movimenti ambientalisti invitano ad abbracciare gli alberi. Per salvarli.

Una bella storia di una donna indiana che, per opporsi al taglio di un bosco deciso dal re, abbracciò un tronco. Venne decapitata, e con lei 300 persone che la imitarono, ma alla fine il re fermò la strage, promettendo che non avrebbe mai più abbattuto alberi. A questa vicenda si ispira il movimento pacifista Chipko, e anche noi dovremmo imparare.

Trecento anni fa, più di 300 membri della comunità Bishnoi nel Rajasthan (India), guidati da una donna di nome Amrita Devi, sacrificarono le proprie vite per salvare dall’abbattimento i loro khejri, alberi sacri, cingendoli con le braccia. Inizia con quest’evento la storia documentata del Chipko.

http://www.presdonna.it/contentimages/A/cipko.jpg

L’attuale Chipko è popolarmente riconosciuto come un movimento per la rinascita del potere delle donne e delle questioni ecologiche, la cui storia, nel Garhwal Himalaya, è un mosaico di eventi e di attori molteplici. Mira Behn, una delle più strette discepole di Gandhi, trasferitasi nella regione dell’Himalaya alla fine degli anni ’40, qui cominciò ad osservare le spaventose alluvioni che si riversavano nel Gange. La deforestazione inesorabile e la coltivazione di pini commerciali, al posto di alberi a larga foglia, erano senza dubbio la causa di quanto accadeva. Si fece voce presso i responsabili ed intraprese un progetto comunitario con la popolazione locale, dalla quale imparò che non basta piantare alberi, ma occorreva piantare quelli ecologicamente adatti.

La base organizzativa delle donne si consolidò negli anni ’70, che videro l’inizio di frequenti manifestazioni popolari, specie contro lo sfruttamento fatto dagli appaltatori che venivano dall’estero. E’ il tempo in cui Raturi compose la famosa poesia, che diede il nome al movimento:

Abbraccia i nostri alberi

salvali dall’abbattimento

la proprietà delle nostre colline

salvala dal saccheggio.

Il movimento si diffuse in tutto il Garhwal e nel Kumaou, grazie alla guida completamente decentrata delle donne locali, legate l’una all’altra in modo non verticale, ma orizzontale: portavano le notizie con le canzoni e le poesie di villaggio in villaggio, di regione in regione.

Nel 1973 una donna che stava pascolando le mucche vide alcune persone munite di scuri, chiamò a raccolta le compagne che circondarono questi uomini dicendo: “Questa foresta è la nostra madre. Quando c’è poco cibo, veniamo qui a raccogliere erbe e frutta secca per nutrire i nostri bambini. Troviamo piante e funghi. Non potete toccare questi alberi”. Insieme, istituirono squadre di sorveglianza ed il governo fu obbligato a costituire un comitato, che raccomandò la cessazione per 10 anni dei tagli a scopo commerciale nel bacino dell’Alakananda.

Scriveva nel 1978 Sarala Behn: “Dobbiamo ricordare che il ruolo principale delle foreste collinari non dovrebbe essere quello di procurare reddito, bensì di mantenere l’equilibrio delle condizioni climatiche di tutta l’India settentrionale e la fertilità della piana del Gange…se lo ignoriamo si accelererà pericolosamente l’alternarsi ciclico e ricorrente di inondazioni e siccità”.

Quasi 10 anni dopo, nel dicembre del 1987, a Stoccolma venivano consegnati due premi: Robert Solow, del MIT, riceveva il premio Nobel per l’economia, per la sua teoria della crescita basata sulla superfluità della natura; contemporaneamente, il premio Nobel alternativo – Premio per il diritto alla vita – è stato conferito alle donne del movimento Chipko che, come leader e come attiviste, hanno posto la vita delle foreste al di sopra della propria e, con le proprie azioni, hanno affermato che la natura è indispensabile alla sopravvivenza.

Qui sotto un video di Tiziano Terzani che disse: “Se proprio dobbiamo tagliarlo chiediamogli scusa.”

Lo spirito degli alberi Lo spirito degli alberi
Una chiave per la nostra espansione
Fred Hageneder

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La Danza degli Alberi La Danza degli Alberi

Marcus Parisini

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La configurazione dello spazio nel mondo degli alberi e nell'uomo La configurazione dello spazio nel mondo degli alberi e nell’uomo
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Le carte degli alberi Le carte degli alberi

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Essere solo è la tua Natura.

Essere solo è la tua Natura. Sei nato solo, solo morirai.

E stai vivendo da solo senza capirlo, senza esserne pienamente consapevole.
Tu fraintendi l’essere solo con la Solitudine; è semplicemente un fraintendimento.

Tu basti a te stesso: il periodo di transizione è un po’doloroso e difficile
a causa delle vecchie abitudini, ma non durerà a lungo.

E il modo per renderlo corto, sopportabile, è goderti il tuo essere da solo, sempre di più.

Puoi rendere il tuo essere solo sempre più forte. Così tutto il tuo sforzo deve essere molto positivo.

Nutri e alimenta il tuo essere solo con tutto ciò che hai, riversaci il tuo Amore, e sarai sorpreso di scoprire che tutti quei vuoti di tristezza e di irritabilità non verranno più, perchè non avrai più energia
per loro e non sarai più disposto a dare loro il benvenuto.

Infatti, solo una persona che vive benissimo il suo essere solo è in grado di entrare in relazione,perchè il suo non è un bisogno.

Quella persona non è un mendicante, non ti chiede nulla, nemmeno la tua compagnia.

E’ una persona che dona. Condivide semplicemente,forte della sua abbondanza di gioia, di Pace,
di Silenzio, di beatitudine.

E’ allora che l’Amore ha tutto un altro aroma, allora è una condivisione.

E se entrambe le persone conoscono la bellezza dell’esser soli, allora l’ Amore raggiunge il suo punto più alto, cosa che molto raramente è stata possibile.

E’ allora che l’Amore giunge fino alle stelle. Essere soli non significa che non puoi avere relazioni.

Significa semplicemente che dovrai entrare in relazione in una maniera completamente differente,che non crea sofferenza e tristezza, che non crea conflitti, che non è uno sforzo diretto o indirettodi dominare l’altro, di renderlo schiavo.

Perchè non deriva dalla paura,è solo vita.

Osho

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QUANTE BELLE COSE CI STIAMO PERDENDO ?

Un violinista nella metropolitana. Una storia vera.

Un uomo si mise a sedere in una stazione della metro a Washington DC ed iniziò a suonare il violino; era un freddo mattino di gennaio. Suonò sei pezzi di Bach per circa 45 minuti.
Durante questo tempo, poiché era l’ora di punta, era stato calcolato che migliaia di persone sarebbero passate per la stazione, molte delle quali sulla strada per andare al lavoro.
Passarono 3 minuti ed un uomo di mezza età notò che c’era un musicista che suonava.
Rallentò il passo e si fermò per alcuni secondi e poi si affrettò per non essere in ritardo sulla tabella di marcia.
Alcuni minuti dopo, il violinista ricevette il primo dollaro di mancia: una donna tirò il denaro nella cassettina e senza neanche fermarsi continuò a camminare.
Pochi minuti dopo, qualcuno si appoggiò al muro per ascoltarlo, ma l’uomo guardò l’orologio e ricominciò a camminare. Quello che prestò maggior attenzione fu un bambino di 3 anni.
Sua madre lo tirava, ma il ragazzino si fermò a guardare il violinista.
Finalmente la madre lo tirò con decisione ed il bambino continuò a camminare girando la testa tutto il tempo. Questo comportamento fu ripetuto da diversi altri bambini.
Tutti i genitori, senza eccezione, li forzarono a muoversi.
Nei 45 minuti in cui il musicista suonò, solo 6 persone si fermarono e rimasero un momento.
Circa 20 gli diedero dei soldi, ma continuarono a camminare normalmente. Raccolse 32 dollari. Quando finì di suonare e tornò il silenzio, nessuno se ne accorse. Nessuno applaudì, ne’ ci fu alcun riconoscimento.
Nessuno lo sapeva ma il violinista era Joshua Bell, uno dei più grandi musicisti al mondo.
Suonò uno dei pezzi più complessi mai scritti, con un violino del valore di 3,5 milioni di dollari.
Due giorni prima che suonasse nella metro, Joshua Bell fece il tutto esaurito al teatro di Boston e i posti costavano una media di 100 dollari.

Questa è una storia vera. L’esecuzione di Joshua Bell in incognito nella stazione della metro fu organizzata dal quotidiano Washington Post come parte di un esperimento sociale sulla percezione, il gusto e le priorità delle persone. La domanda era: “In un ambiente comune ad un’ora inappropriata: percepiamo la bellezza? Ci fermiamo ad apprezzarla? Riconosciamo il talento in un contesto inaspettato?”.

Ecco una domanda su cui riflettere: “Se non abbiamo un momento per fermarci ed ascoltare uno dei migliori musicisti al mondo suonare la miglior musica mai scritta, quante altre cose ci stiamo perdendo?”

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L’esistenza è nuda

L’amore fluisce solo nella tua assoluta “nudità”,

mai altrimenti, perché quell’assoluta nudità

è la tua innocenza primaria.

E tutta l’esistenza è nuda, eccetto l’uomo.

L’uomo si nasconde. E non si nasconde solo

dietro a dei vestiti — si nasconde dietro

a migliaia di alte cose. È molto timido,

si vergogna — e tutta questa timidezza

arriva dall’ego.

Osho

Alcune cose che ho imparato dalla vita

Ho imparato che non importa quanto sia buona una persona,

ogni tanto ti ferirà. E per questo bisognerà che tu la perdoni.

Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.

Che ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli

e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.

Che non dobbiamo cambiare gli amici se comprendiamo che gli amici cambiano.

Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi,

ma noi siamo responsabili di noi stessi.

Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.

Ho imparato che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno:

nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.

Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato;

il mondo non si ferma aspettando che tu lo ripari.

Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta,

così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.

Quando la porta della felicità si chiude un’altra si apre,

ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa che non vediamo quella che è stata aperta per noi.

Non cercare le apparenze, possono ingannare.

Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.

Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole

solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.

Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.

Sogna ciò che ti va; va dove vuoi, sii ciò che vuoi essere

perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.

Puoi avere abbastanza felicità a renderti dolce, difficoltà a sufficienza

da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano,

speranza sufficiente a renderti felice.

La felicità? Ingannevole per quelli che piangono, per quelli che fanno del male,

per quelli che hanno provato tutto.

Le persone più felici non hanno il meglio di ogni cosa;

soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.

Paulo Coelho

Rilassati. L’esistenza ha bisogno di te così come sei.

Amore
Ricordati di non immagazzinare il tuo amore, di non essere calcolatore. Non essere meschino, cosi tu perderai tutto. Al contrario, permetti che il tuo amore fiorisca e condividilo, offrilo, permetti che lui cresca.

Auto Accettazione
Tu non puoi essere altro che te stesso. Allora rilassati. L’esistenza ha bisogno di te cosi come sei.

Pentimento
Sii cosciente che anche quando commetti un errore, anche questo può essere una opportunità. Quando percepisci che è successo contro la tua propria verità e ha tradito quello che senti nel tuo cuore, permetti che le lacrime galleggino profondamente di te, e loro possono essere una trasformazione.

Fiducia
Quando senti profonda fiducia, questa qualità trasforma la tua vita, non importano le circostanze.

Compassione
Compassione non è avere un cuore ripieno di pietà nei confronti degli altri. Compassione è un amore cosi profondo che sei disposto a fare quello che è necessario per portare luce a una situazione.

Coscienza
Sempre quando stai agendo con incoscienza, fermati, non essere un robot, non agire a partire dall ego. Prendi una tazzina di tè – svegliati e allora agisci con coscienza.

Coraggio
Questo è una annotazione: quando entri nel cammino per incontrare Dio, non esiste ritorno possibile. E questo esige un coraggio tremendo

Intelligenza
Usa la tua intelligenza per cercare le cose dove sono, anche se fosse scuro. Guarda dentro.

Mente
Sii pronto a prendere la responsabilità per la tua propria miseria, allegria, negatività, positività, inferno o paradiso. Quando questa responsabilità è captata e accettata, i cambiamenti cominciano a succedere. Sii aperto a una nuova possibilità.

Rabbia
Quando senti rabbia, non dare la colpa agli altri e nemmeno prova a reprimerla. Lei è un bel fenomeno che può essere transformato in un fenomeno positivo.

Fracasso
Quando tenti di fare qualcosa da solo, separato da tutto, questo diventa un fracasso. Il successo è in Dio e con Dio.

Sesso
Permetti che sia il primo passo, ma non l’ultimo.

Tristezza
Quando tu segui la natura delle cose, non esiste ombra. Anche la tristezza è luminosa… Lei non è mai la tua nemica. L’accoglierai, perché ne avrai bisogno. E senza di lei tu sarai meno, non più.

Creatività
Smetti di usare la tua pazzia, negatività e distruttività contro te stesso e gli altri. Questo è molto facile, distruzione anche un bambino la sa fare. Adesso voltati per qualcosa di interno, non completamente familiare. Questo esige molto coraggio e forza. Permettiti di esprimere la tua creatività.

Risata
La risata è una forza cosi trasformatrice che non è più necessario niente…. Se tu trasformi la tua tristezza in celebrazione, allora sarai anche capace di trasformare la tua morte in resurrezione.

Speranza
Non perderti nella trappola della speranza, non lasciarti trasportare dall’idea che l’aiuto viene da altri. L’altro non lo riempirà. Riempimento è interno.

Gratitudine
Quando il tuo cuore è pieno di gratitudine, qualsiasi porta apparentemente chiusa può essere un’ apertura per una benedizione maggiore.

Essere interi
Guarda dentro di te e percepisci se tu sei intero.Forbici sono come la mente, loro tagliano, dividono… L’ago è come l’amore, unisce le cose, restaura quello che è a pezzi. Apri il tuo cuore all’amore, e lui lo renderà intero.

Preghiera
Non interferire nellamore e nella preghiera dell’altra persona. Abbandona l’idea che tu conosci la maniera di pregare. Semplicemente rispetta…Sii quello che è la loro maniera, lei è la forma perfetta per loro.

Abuso di potere
Quando tu usi il potere, devi avere un profondo rispetto e amore per gli altri e per tutta l’esistenza. Non interferire nella vita dell’altro a partire dalle sue proprie concessioni intelletuali. Se tu hai il potere, non manipolare gli altri; usalo creativamente.

Meditazione
Fai attenzione a tutto. Non esiste grande o piccolo. Tu puoi incontrare Dio in ogni luogo.

Cercando,Prendendo,Investigando…
Tu sei in serio pericolo! In qualsiasi momento puoi stare amando, ridendo, approfittando… Tu puoi accidentalmente incontrare Dio.

Incidente finale

Sii sincero nella tua ricerca; Fai tutto per lei. È la sete di conoscere l’originale attraverso il riflesso che ti fa degno dell’ incidente finale: L’illuminazione.

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La differenza tra essere umile, timido e nascondersi per paura

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Osho, qual è la differenza tra essere umile, essere timido e nascondersi per paura?

La differenza tra essere umile, essere timido e nascondersi per paura è grandissima.

Ma l’inconsapevolezza umana è tale che nessuno riesce a fare distinzioni tra le proprie azioni e il modo in cui interagisce con la realtà; la differenza, altrimenti, sarebbe così chiara che persino fare questa domanda non avrebbe senso.

Prima di tutto devi considerare più attentamente la parola ‘umile’. Tutte le religioni le hanno dato una connotazione sbagliata: per umile intendono solo l’opposto di egoista. Non è così. Persino l’esatto opposto dell’ego sarà ancora ego, solo nascosto dietro una facciata.

Questo si vede ogni tanto nella cosiddetta persona umile: pensa di essere più umile di chiunque altro… e quello è l’ego. L’umiltà non conosce questo tipo di linguaggio.

Per avidità, – a causa di una tremenda avidità di entrare in paradiso e godersi tutti i suoi piaceri, – un uomo è capace di reprimere il suo ego e diventare umile.

Prima che possa dirti cos’è la vera umiltà, devi comprendere quella falsa.

Se non comprendi la falsa umiltà, è impossibile definire quella vera. In realtà, quando comprendi quella falsa, la vera umiltà sorge spontaneamente nella tua visione.

La falsa umiltà è solo ego represso, che finge di essere umile ma desidera comunque essere superiore. La vera umiltà non ha nulla a che fare con l’ego: è assenza dell’ego. Non vuole essere superiore a nessuno.

È pura e semplice comprensione del fatto che nessuno è superiore, e nessuno è inferiore; le persone sono solo se stesse, uniche in modo incomparabile. Non puoi paragonarle e trovarle superiori o inferiori. Quindi la persona veramente umile è molto difficile da comprendere, perché non sarà umile nel modo in cui lo intendi tu.

Hai conosciuto centinaia di persone umili, ma erano tutti egoisti, e tu non sei in grado di riconoscere il loro ego represso.

La vera umiltà è semplicemente assenza dell’ego. Vuol dire abbandonare interamente la personalità – tutte le ‘decorazioni’ accumulate intorno a te – ed essere simile a un bambino che non sa chi è, che non sa nulla del mondo.

Ha occhi che vedono con chiarezza; può vedere il verde degli alberi con più lucidità di come lo vedi tu. I tuoi occhi sono pieni di quella polvere che chiami conoscenza, sapere.

Per quale motivo hai accumulato questa polvere che ti sta rendendo cieco? Perché il sapere dà enorme energia al tuo ego. Tu sai, e gli altri no.

La persona umile non sa nulla. Ha percorso il cerchio completo fino a tornare all’innocenza dell’infanzia.

È colmo di meraviglia. Vede misteri dappertutto.

Raccoglie sassi e conchiglie sulla spiaggia e se ne rallegra come se avesse trovato diamanti e smeraldi e rubini.

I bambini hanno una enorme chiarezza. In quella chiarezza, in quella trasparenza, in quella prospettiva il mondo appare come un miracolo. La persona umile ritorna a questa esistenza miracolosa.

Noi la diamo per scontata, ma non siamo in grado di capire come dallo stesso terreno nascano il fiore di loto, e la rosa, e milioni di altri fiori.

La terra non ha colori; e allora da dove arrivano tutti quei colori meravigliosi? La terra è rozza; da dove vengono le rose vellutate?

La terra non è verde; da dove arrivano tutti gli alberi verdi?

La persona umile è come se fosse di nuovo un bambino. Non ha pretese, ma solo gratitudine, gratitudine per ogni cosa; è persino grata per cose di cui tu non puoi nemmeno immaginare si possa essere grati.

Una persona umile vive una vita di gratitudine senza condizioni; non è solo grata a dio, ma anche agli esseri umani, agli alberi, alle stelle, a tutto.

Essere timidi è un’altra espressione dell’ego, anche se è stato trasformato quasi in un ornamento.

Una persona timida, specie una donna in Oriente, viene considerata particolarmente aggraziata proprio perché è timida; ma queste donne sono timide solo perché la cosa viene molto apprezzata.

In Occidente piano piano questa timidezza sta scomparendo nelle donne, perché non viene più considerata di qualche valore. È solo il segnale di una tradizione di schiavitù.

La donna moderna in Occidente se ne è liberata perché era anche una catena, un legame, che deve essere spezzata se la donna vuole essere libera.

Quali sono i momenti in cui inizi a sentirti timido?

Sono i momenti in cui qualcuno ti loda, i momenti in cui qualcuno ti dice: ‘Sei così bella!’ – e sai che non è vero, che non ci sono in giro così tante persone belle. Ma quasi tutti incontrano qualche idiota che dirà loro: ‘Sei così bella!’

E proprio allora sorge la timidezza perché sai che non è vero, ma soddisfa talmente il tuo ego!

Puoi provare, puoi dire a un donna molto brutta, o a un uomo brutto: ‘Mio dio! Il mondo non ha mai visto qualcuno come te.

Sei così bella che persino Cleopatra non è niente al tuo confronto’.

Persino la donna più brutta non sarà capace di negarlo. Anzi ti dirà: ‘Sei la sola persona che dimostra di avere buon gusto…’

La persona priva di ego non si sente mai timida. Se dici qualcosa di falso su di lei, lei stessa lo confuterà. Vuole mostrarsi in tutta la sua autenticità.

E l’ultima cosa: ‘nascondersi per paura’. Sono tutte diverse espressioni dell’ego: una falsa umiltà, l’essere timidi – sapendo perfettamente che ciò che viene detto non è vero – e la terza, il nascondersi per paura.

Tranne l’ego, non c’è elemento in te che possa provare paura, perché l’ego è l’unica cosa falsa e destinata a morire.

Il tuo corpo non scomparirà – semplicemente si dissolverà nei suoi elementi di base – né morirà la consapevolezza.

Continuerà il suo viaggio verso livelli e forme più alti di espressione, o si dissolverà infine nella consapevolezza universale.

Ma quella non è morte. È diventare più grandi, più vasti… infiniti ed eterni.

Non è una perdita. L’unica cosa che morirà, ed è morta tutte le volte in cui sei morto – il corpo torna ai suoi elementi materiali, la consapevolezza va nella consapevolezza universale o in una nuova forma di consapevolezza – l’unica cosa che muore più e più volte è l’ego.

Ecco perché l’ego è la causa fondamentale di tutta la paura che c’è in te.

Un uomo privo di ego è anche privo di paure.

Per quanto ti riguarda si tratta solo di una distinzione intellettuale. Non così per me: è la mia esperienza.

Il giorno in cui il mio ego è scomparso, ho scoperto un tipo completamente diverso di umiltà. Ho scoperto che non c’è nessun motivo per essere timidi, e non mi sono mai nascosto per paura.

Questa può diventare anche la tua esperienza: a meno che non diventi un’esperienza, la sola comprensione intellettuale non serve. La meditazione è un aiuto a liberarti dall’ego, e allora tutte e tre queste cose scompariranno.

Ma se ti trovi in uno stato di inconsapevolezza, sarà molto difficile distinguere tra l’umiltà autentica e quella finta.

Un uomo mi ha detto: ‘Non solo non so cosa mi porterà il domani, ma non sono ancora del tutto sicuro di ciò che mi è successo ieri’.

Viviamo tutti come sonnambuli, camminiamo nel sonno. La nostra consapevolezza è un fenomeno così superficiale, e la nostra inconsapevolezza è profondissima…

Le nostre azioni nascono tutte dall’inconscio; le nostre decisioni nascono dalla mente cosciente. Ecco perché azioni e decisioni non vanno mai di pari passo.

Dici qualcosa ma poi fai qualcos’altro, perché dentro di te sei completamente diviso.

Chi agisce è la parte inconscia, mentre la mente cosciente è così piccola che riesce solo a produrre parole. Per quanto riguarda l’azione e lo stile di vita, essi provengono dall’inconscio.

È vastissimo – la tua eredità di milioni di anni di evoluzione umana – e straordinariamente potente.

Ricorda che se sei in balia dell’inconscio, non c’è alcuna possibilità di vedere le cose esattamente come sono. Tranne che con la meditazione, non c’è altro modo di portar luce nell’oscurità inconscia del tuo essere.

Man mano che la meditazione progredisce, cresce la consapevolezza, e diminuisce l’inconsapevolezza.

Al livello più alto la consapevolezza è totale e l’inconsapevolezza è completamente scomparsa.

Quello è il momento in cui le tue parole, la tua vita e il tuo essere hanno lo stesso significato, sono in sintonia: non c’è frattura, divisione o antagonismo.

Sarà bene che non ti limiti a una curiosità intellettuale riguardo alle distinzioni tra le cose.

Vai più in profondità nella tua meditazione, e poi la risposta nascerà dentro di te. Solo una risposta che è tua, può renderti veramente saggio.

tratto da:

Osho, Satyam Shivam Sundaram #11

Dal sito: www.gianobifronte.it

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Ecco un piccolo, bel modo per fare qualcosa contro la violenza

Un estratto dal libro di Tiziano Terzani “Un’altro giro di giostra”
“Avete mai sentito le grida che vengono da un macello?” Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’è il terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa paura dell’animale che muore.
Tiziano Terzani

<<… Una sera il vecchio miliardario volle che cenassi con lui e la sua famiglia e mi invitò in uno dei famosi ristoranti di Wellington Street, quelli coi maialini di latte arrostiti appesi all’ingresso a sgrondare il grasso e, esposte sulla strada come fossero acquari, le vasche di vetro con dentro, vivi, i migliori pesci, gamberi e aragoste ad aspettare che un cliente, passando, dica: “Quello!” e la bestia venga pescata e cotta secondo l’ordinazione.
Non è vero, come sostengono alcuni, che sia stata la Bibbia col suo divino
invito all’uomo a moltiplicarsi nel mondo su cui lui, solo lui, ha “il dominio” a creare la violenza carnivora della razza umana.

I cinesi sono arrivati alla stessa violenza senza la Bibbia, e per millenni questa di cucinare con raffinata tortura ogni animale è stata parte della loro cultura, una parte fra l’altro che nessun regime e nessuna ideologia politica hanno mai osato sfidare.
Guardavo quei bei pesci muoversi nell’acqua, guardavo i maialini appesi agli uncini e pensavo a come, a parte la miseria e la fame, l’uomo ha sempre trovato strane giustificazioni per la sua violenza carnivora nei confronti degli altri esseri viventi.

Uno degli argomenti che vengono ancora oggi usati in Occidente per giustificare il massacro annuo di centinaia di milioni di polli, agnelli, maiali e bovi è che per vivere si ha bisogno di proteine.
E gli elefanti? Da dove prendono le proteine gli elefanti?

L’argomento con cui un amico cercò di convincere Gandhi ad abbandonare la tradizione ortodossamente vegetariana della sua famiglia fu dello stesso tipo.
Gli disse che gli inglesi erano capaci con pochi uomini di dominare milioni di indiani perché mangiavano carne. Questo li rendeva forti. Il solo modo di combatterli era di diventare carnivori come loro.
Una notte allora i due amici vanno in riva al fiume e per la prima volta Gandhi mangia un boccone di carne di capra, tradendo così la fede dei suoi genitori e della sua casta. Ma sta malissimo. Non digerisce e ogni volta che cerca di addormentarsi gli pare di sentire nello stomaco il belare della capra mangiata, come racconta nella sua autobiografia.
In tutta la sua vita Gandhi non toccò più un pezzo di carne, neppure nei suoi anni da studente in Inghilterra dove tutti gli dicevano che senza carne non avrebbe potuto resistere al freddo. Io, per cultura, non mi ero mai chiesto se ero vegetariano o meno.
A casa mia, da ragazzo, mangiar carne era normale, se potevamo permettercela. Succedeva di solito alla domenica. Quando Angela (sua moglie ndr) e io arrivammo in India nel 1994 eravamo ancora tutti e due carnivori e per un po’ continuammo a esserlo.
Una volta alla settimana un musulmano si presentava alla porta di casa con una impeccabile valigia dalla quale tirava fuori dei pacchi sanguinolenti con filetti e bistecche di manzo.
Poi un giorno Dieter, l’amico fotografo tedesco, indicandomi per strada un branco di vacche attorno a un deposito di spazzatura, intente a mangiare sacchetti di plastica, scatole di cartone e giornali, disse: “Ecco quel che mangi con la bella carne del tuo musulmano.
E pensa al piombo di tutta quella carta stampata!” Aveva assolutamente ragione. Pur permettendosi di macellare le mucche che gli Indù ritengono sacre, il nostro musulmano non aveva certo uno speciale pascolo di erba fresca dove mandare le sue vittime e quel che ci portava erano pezzi delle malaticce mucche di strada alimentate di rifiuti.
La molla a smettere fu quella. Poi, col passare del tempo, mi sono reso conto che, non considerandoli più come cibo, cominciavo a guardare gli animali diversamente da prima e a sentirli sempre di più come altri esseri viventi, in qualche modo parte della stessa vita che popola e fa il mondo.
La sola vista di una bistecca ormai mi ripugna, l’odore di una che cuoce mi dà la nausea e l’idea che uno possa allevare delle bestie solo per assassinarle e mangiarsele mi ferisce.
Il modo perfettamente “razionale” in cui noi uomini alleviamo gli animali per ucciderli, tagliando la coda ai maiali perché quelli dietro non la mordano a quelli davanti, e il becco ai polli perché, impazzendo nella loro impossibilità di muoversi, non attacchino il vicino, è un ottimo esempio della barbarie della ragione.

Ma anche la verdura è vita ! mi sento dire dagli accaniti carnivori, sordi a ogni argomento, come se a cogliere un pomodoro si facesse soffrire la pianta come a strozzare un pollo, o come se si potesse ripiantare una coscia d’agnello nel modo in cui si ripianta il cavolo o l’insalata. Le verdure sono lì per essere mangiate. Gli animali no! Il cibo più naturale per l’uomo è quello prodotto dalla terra e dal sole.
Il miliardario non arrivava. Io guardavo i maialini e chiedevo, tra me e me, a chi li avrebbe mangiati: “Avete mai sentito le grida che vengono da un macello?” Bisognerebbe che ognuno le sentisse, quelle grida, prima di attaccare una bistecchina. In ogni cellula di quella carne c’è il terrore di quella violenza, il veleno di quella improvvisa paura dell’animale che muore.

Mia nonna era, come tutti, carnivora, se poteva, ma ricordo che diceva di non mangiare mai la carne appena macellata. Bisognava aspettare. Perché? Forse i vecchi come lei sapevano del male che fa mettersi in pancia l’agonia altrui. Perché quella che chiamiamo eufemisticamente “carne” sono in verità pezzi di cadaveri di animali morti, morti ammazzati. Perché fare del proprio stomaco un cimitero?
Angela continua a mangiare carne, se le capita. Per me è impossibile. Ma non è più una questione di salute, di non ingurgitare il piombo dei giornali ruminati dalle vacche di strada. E’ un problema di morale. Ecco un piccolo, bel modo per fare qualcosa contro la violenza: decidere di non mangiare più altri esseri viventi…>>

Dal sito: www.peacelink.it

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Affrontare le avversità: sei carota, uova o caffè?

Una figlia si lamentava con suo padre circa la sua vita e di come le cose le risultavano tanto difficili. Non sapeva come fare per proseguire e credeva di darsi per vinta. Era stanca di lottare. Sembrava che quando risolveva un problema, ne apparisse un altro.

Suo padre, uno chef di cucina, la portò al suo posto di lavoro. Lì riempì tre pentole con acqua e le pose sul fuoco. Quando l’acqua delle tre pentole stava bollendo, in una collocò alcune carote, in un’altra collocò delle uova e nell’ultima collocò dei grani di caffè.

Lasciò bollire l’acqua senza dire parola. La figlia aspettò impazientemente, domandandosi cosa stesse facendo il padre…
Dopo venti minuti il padre spense il fuoco. Tirò fuori le carote e le collocò in un piatto. Tirò fuori le uova e le collocò in un altro piatto. Finalmente, colò il caffè e lo mise in una scodella. Guardando sua figlia le disse: “Cara figlia mia, carote, uova o caffè?”
La fece avvicinare e le chiese di toccare le carote, ella lo fece e notò che erano soffici; dopo le chiese di prendere un uovo e di romperlo, mentre lo tirava fuori dal guscio, osservò l’uovo sodo.

Dopo le chiese di provare a bere il caffè, ella sorrise mentre godeva del suo ricco aroma. Umilmente la figlia domandò: “Cosa significa questo, padre?”
Egli le spiegò che i tre elementi avevano affrontato la stessa avversità, “l’acqua bollente”, ma avevano reagito in maniera differente.
La carota era arrivata all’acqua forte, dura, superba; ma dopo essere stata nell’acqua, bollendo era diventata debole, facile da disfare.
L’uovo era arrivato all’acqua fragile, il suo guscio fine proteggeva il suo interno molle, ma dopo essere stato in acqua, bollendo, il suo interno si era indurito.
Invece, i grani di caffè, erano unici: dopo essere stati in acqua, bollendo, avevano cambiato l’acqua.
“Quale sei tu figlia?” le disse.
“Quando l’avversità suona alla tua porta; come rispondi?

Sei una carota che sembra forte ma quando i problemi ed il dolore ti toccano, diventi debole e perdi la tua forza?

Sei un uovo che comincia con un cuore malleabile e buono di spirito, ma che dopo una morte, una separazione, un licenziamento, un ostacolo durante il tragitto, diventa duro e rigido? Esternamente ti vedi uguale, ma dentro sei amareggiata ed aspra, con uno spirito ed un cuore indurito?

O sei come un chicco di caffè?
Il caffè cambia l’acqua, l’elemento che gli causa dolore. Quando l’acqua arriva al punto di ebollizione il caffè raggiunge il suo migliore sapore.

Se sei come il chicco di caffè, quando le cose si mettono peggio, tu reagisci in forma positiva, senza lasciarti vincere, e fai si che le cose che ti succedono migliorino, che esista sempre una luce che, davanti all’avversità, illumini la tua strada e quella della gente che ti circonda”.

Per questo motivo non mancare mai di diffondere con la tua forza e la tua positività come il “dolce aroma del caffè”.

Namastè

Sandro

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